I CENTRI DI SOCIALIZZAZIONE DEI DISABILI PSICHIATRICI

 

 

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L’approccio al desiderio sessuale nelle persone con disabilità

I centri di socializzazione per i disabili psichiatrici

L’inclusione sociale richiede maggiori risorse

   Maurizio De Giglio  
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La legge di stabilità per il 2016 affrontava alcune emergenze, prevedendo nuovi fondi settoriali per la disabilità, come ad esempio il Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico o il fondo destinato al dopo di noi (ovvero il supporto della persona gravemente disabile che non può più contare su appoggi di tipo familiare), ricordiamo che è attualmente in discussione una norma specifica. Parallelamente a questa, nella Legge di Stabilità erano previsti interventi in questo ambito. Ne disponeva l’art. 1 al comma 400, che istituiva presso il Ministero del lavoro  e  delle politiche sociali un Fondo che poteva contare su 90 milioni di euro dal 2016, destinato alla  copertura  finanziaria  di interventi legislativi recanti misure per il sostegno di persone  con disabilità grave, prive di sostegno familiare.Con la legge di stabilità per il 2017,  il governo mette a disposizione per il Sociale una cifra che si aggira intorno a un miliardo di Euro, riducendo quindi i sacrifici a cui sarebbero andate incontro le persone disabili e non autosufficienti. Purtroppo però non tutte le categorie hanno beneficiato di questi fondi; sembra infatti che andranno a favore solo dei disabili non autosufficienti, dei pensionati con redditi bassi e degli indigenti.

Permangono i fondi sociali, per le non autosufficienze, per l’infanzia e l’adolescenza, per le politiche della famiglia. Sono stati confermati finanziamenti destinati ad enti, organizzazioni ed organismi eterogenei. Più incerto, invece, è apparso lo sforzo per i progetti riguardanti la vita indipendente. Le spese sanitarie sono state razionalizzate ma vi è stato l’impegno per la revisione dei Livelli Essenziali dell’Assistenza (LEA) e per lo sviluppo di studi, sperimentazioni e terapie riguardanti le malattie rare.

Per di più, era stato siglato l’accordo nella Conferenza Stato-Regioni, che aveva ridotto le  risorse per l’assistenza domiciliare ai disabili, necessarie a garantire una soddisfacente qualità di vita. C’è stato poco da gioire per il passo indietro del Governo, che ha ripristinato la somma concordata originariamente. Ma siamo sempre nell’ordine di pochi milioni, che serviranno a  garantire le emergenze. Non c’è una politica di raccordo tra i vari Enti pubblici e privati, che possa comunque concretizzare interventi mirati e davvero utili alla tutela dei diritti di queste persone.

L’inclusione dei disabili nella società non deve passare esclusivamente dalla scuola, che pure deve svolgere una funzione fondamentale.

In base all’esperienza sul campo, possiamo prendere a modello i centri di socializzazione al lavoro per le persone con disabilità psichiatrica. Questi spazi si possono definire come luoghi di apprendimento, in cui il lavoro è lo strumento educativo privilegiato, per far sì che queste persone, seguendo un progetto educativo individualizzato, acquisiscano i prerequisiti lavorativi e attraverso essi, anche una serie di autonomie, competenze e conoscenze trasversali e quindi fondamentali per affrontare, oltre al mondo del lavoro, anche la vita quotidiana. Esperienza da estendere ad altri tipi di disabilità. Ognuno di essi si caratterizza per una tipologia di attività, ma ciò che li accomuna è il considerare il lavoro come strumento educativo per lo sviluppo dei prerequisiti lavorativi. Questi ultimi sono a loro volta strumento, in quanto attraverso essi, le persone con disabilità psichiatrica hanno la possibilità di sviluppare, potenziare e valorizzare capacità e competenze che sono fondamentali per affrontare anche la vita quotidiana. La puntualità sul luogo di lavoro, il saper lavorare in gruppo, il rispetto per i colleghi, la comprensione dei diversi ruoli, l’autonomia, la gestione del tempo e dei ritardi/assenze, la cura della propria persona e molti altri sono aspetti che possono apparire scontati per persone che non vivono una situazione di svantaggio, ma per chi soffre di un disagio mentale possono rappresentare difficoltà a volte insormontabili e  che necessitano di un lungo periodo di lavoro per apprenderle.

I centri di socializzazione al lavoro rappresentano la palestra in cui le persone con disabilità psichiatrica possono allenarsi per capire cosa significa essere lavoratori e apprendere i prerequisiti lavorativi necessari. Rappresentano, altresì, una delle tante carte vincenti per il futuro del terzo settore e che può svilupparsi anche in tutta Italia.

Foto: Centro diurno disabili di FOGGIA

 

NUOVA CURA PER AIUTARE I MALATI DI ALZHEIMER

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Una nuova cura per aiutare i malati di Alzheimer

Si chiama terapia del ricordo ed è una pratica che aiuta i pazienti affetti da demenza a migliorare la loro qualità di vita, il ragionamento e l’attenzione, migliora l’umore e riduce l’agitazione

   Maurizio Degiglio  Stampa l’articolo
Psic

Ai più Glenner Town Square, a San Diego (USA), non dirà nulla.

Ed invece sarà una sorpresa. Non perché sarà ritenuta un’attrazione turistica, ma perché è la ricostruzione anni Cinquanta del centro della piazza di questo borgo. Come le cittadine di settanta anni fa, si potrà camminare fino al bar e assaporare un caffè, o pranzare al ristorante, consultare un libro in biblioteca, guardare le vetrine di negozi di vario tipo.

Ci sarà anche il municipio e non mancherà neppure l’ospedale. Circoleranno macchine d’epoca e sulle scrivanie niente computer o smartphone, ma macchine da scrivere e telefoni senza tasti. Il cartellone del cinema mostrerà «Singin in the rain» e altri film d’epoca. Nel salone di bellezza le signore potranno farsi fare una piega ai capelli (rigorosamente anni Cinquanta) oppure una manicure. Benvenuti a Glenner city, dunque! Non è un parco di divertimenti di ultima generazione, ma una città in miniatura i cui abitanti saranno i malati di Alzheimer che, tornando indietro nel tempo, quando avevano tra i 20 e i 30 anni, potranno ritrovare quei punti di riferimento a loro cari, vivendo così momenti di almeno apparente serenità.

L’obiettivo del progetto è infatti ispirare ricordi positivi. Si chiama terapia del ricordo ed è una pratica che aiuta i pazienti affetti da demenza a migliorare la loro qualità di vita, il ragionamento e l’attenzione, migliora l’umore e riduce l’agitazione.

La scelta di costruire una città il più possibile simile a come erano le città negli anni Cinquanta, è motivata dal fatto che proprio in quegli anni, la maggior parte dei pazienti, che oggi soffrono di Alzheimer, avevano formato i loro ricordi più forti, come il diploma di scuola superiore, il matrimonio o avere figli. La città sarà inaugurata nell’aprile del 2018.

La città funzionerà come un asilo nido: le famiglie potranno lasciare i propri cari qualche ora e potranno anche trascorrere del tempo insieme. Il centro sarà diviso in sei quartieri e i pazienti potranno fare un giro per vetrine, prendere un caffè o vedere un film al cinema o addirittura guidare una vera Thunderbird car del 1959, sempre con la supervisione di personale specializzato. La città potrà ospitare 75 pazienti con un assistente ogni cinque, a un costo di 95 dollari la giorno (con la possibilità di formule meno costose in base al tempo di permanenza).

La domanda che bisogna porsi è sulla realistica fruibilità di questi servizi. Quante persone potranno accedervi? Quanti potranno sostenere la spesa di questa cura? D’altra parte, l’efficacia dell’intervento è di breve durata e quindi l’accesso deve essere giornaliero, per poter indurre un certo effetto stabile sulle funzioni esaminate. In mancanza di risposte definitive, ben vengano questi tentativi, purché non siano dettati da soli fini commerciali e portino a qualche seppur minimo risultato.

Esistono altre terapie non farmacologiche che si stanno diffondendo anche in Italia, come la treno terapia, metodo utile per dare sollievo ai pazienti affetti da demenze. Si tratta di un vagone virtuale in stile retrò che simula un viaggio vissuto dai pazienti con tranquillità, poiché ha la capacità di placare il senso di ansia e agitazione tipico della malattia. Prima di entrare nel vagone i pazienti attendono in una sala d’aspetto curata nel dettaglio, così da dare una sensazione realistica che riporta a momenti già vissuti.

Il nostro Servizio sanitario nazionale, ormai quasi completamente smantellato, potrà garantire questo genere di terapia ai meno abbienti?

 

SUL DIAVOLO TENTATORE: LA PRESENZA DEL MALE NELLA STORIA

 

 

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Gesù vince le tentazioni diaboliche

Per molti c’è l’erronea convinzione che Satana rappresenti la personificazione del male, non avendo l’uomo moderno mai voluto  affrontare pienamente questo spinoso argomento e relegandolo nelle  elaborazioni dottrinali più retrive della tradizione ebraico-cristiana e islamica o, peggio, nel campo delle superstizioni. Molto diversa e più profonda l’elaborazione narrativa e filosofica della cognizione del Male, da parte delle religioni monoteiste; evoluzione storica che procede su un binario opposto a quello delle credenze delle sette sataniche. Di fronte agli orrori della Storia, del passato e del presente, torna l’eterno e irrisolto quesito dell’origine del Male e come sia stato interpretato nel corso dei secoli. Interviene, sulla vessata quaestio, la dr.ssa Porzia Quagliarella, esperta di Psicologia della religione, la quale, attraverso un breve excursus, ci introduce nell’argomento.

“Come  affermava San  Giovanni  Crisostomo :

“Non  ci  fa certamente  piacere  intrattenervi  sul diavolo, ma  la  dottrina  della  quale  esso mi offre lo  spunto  risulterà  assai  utile  per  voi.” (De Diabolo tentatore, homil. II, 1).

Se Paolo VI ha sentito il bisogno di riproporre la fede della chiesa al riguardo, nell’udienza  generale del 15 novembre 1972, vuol dire che da più parti circolava una corrente razionalista e vagamente ironica che rifiutava il male e satana, come se fossero solo il risultato di uno squilibrio psichico. Affermerà infatti :”Il Male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Chi si rifiuta di riconoscerla esistente, oppure la spiega come una pseudo realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni, esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiale …”

Lo stesso  S. Giovanni Paolo II, nel ciclo di catechesi sulla creazione (9 e 30 luglio 1986 ;13 agosto 1986 ) affermerà con chiarezza e decisione : “ Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, e per invidia li fa cadere nella morte … La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio … Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni ,ma da sé stessi si sono trasformati in malvagi”.

Riprendo questa affermazione di Giovanni Paolo II, sottolineando la frase :” ..da sé stessi”. Ciò vuol dire che non c’è nessuno che ha costretto l’arcangelo della luce, Lucifero, a diventare lui  “il diavolo” (dia-bolos, colui che divide), e demoni  gli angeli che hanno aderito a lui, la terza parte degli angeli, afferma l’Apocalisse. L’uomo sceglie il suo destino e con le opere che compie, sceglie  ogni  giorno quale sarà la sua vita.

 Se domina un approccio relativista, indifferente ai valori della morale, l’uomo può trovarsi  con una visione della vita frammentata e frantumata dal male, come l’indemoniato geraseno (Marco, 5). Non è più l’identità del singolo ad imporsi , ma sono  le varie parti dell’io frammentato  “ Mi chiamo Legione “ (Mc 5,9) risponderanno i demoni a Gesù in un passaggio sottile e perverso dal singolare al plurale, dove a rispondere non è più la personalità matura e integrata, ma una sorta di “identità multipla o modulare” .

Satana approfitta di questa frammentazione.

Freud parla degli stati dell’io, dove l’es forza quasi l’etica del super-io, in un gioco di forze in cui nell’ es affondano i demoni dei desideri insoddisfatti e carnali, tenuti faticosamente a freno dall’io che deve continuamente equilibrare il principio del piacere con quello del dovere.

Domina nell’ uomo non più il desiderio di costruire un luogo dove ascoltare il Signore , la cella di cui parla suor Faustina Kowalska, o il “ giardino segreto” di Santa Teresa d’ Havila.

C’è invece l ‘assenza di un luogo per l’anima.

Nell’assenza di “luoghi spirituali “ , domina il non –luogo , il vuoto ,l’arido deserto. “le acque Nimrin sono un deserto , l’erba si è seccata , finita è la pastura, non c’è più nulla di verde “.( Is15,6).

In questa nuova modalità dell’essere non ci sono più legami affettivi, modelli da seguire o comunità a cui ancorarsi.

Il vuoto porta alla crisi della fraternità . I connettivi sociali non sono sufficienti per vivere il nostro ancoramento al tessuto vitale e significativo della comunità, della famiglia, delle fede.

Per delineare gli aspetti sociali del satanismo, è utile approfondire il cambiamento di mentalità che ha permesso l’affermazione dell’individualismo. Certo siamo lontani dal processo  La Voisin, alla corte di Luigi XVI, dove l’idea di trasformare la “messa cattolica in “messa nera”, celebrandola al contrario, ebbe un impatto sociale devastante. Non c’è più , infatti ,il clima folkloristico dei sabba delle streghe. E’ presente invece l’idea di organizzare con continuità gruppi satanici che , nella celebrazione di liturgie con furto di ostie consacrate, possano assicurare anche benefici materiali, che vanno dal semplice uso indiscriminato di atti  sessuali, anche ripugnanti ,al lascito in denaro o a manipolazioni di potere.

Ringraziamo la dr.ssa Porzia Quagliarella per il suo intervento.

 

 

IMMAGINI DALL’INFERNO – IL CAMPO DI AUSCHWITZ VISTO DA DUE ADOLESCENTI

 

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Il giorno 28 gennaio 2017, in occasione della “Giornata della memoria”, caduta il giorno 27, l’I.I.S.S. “G. Colasanto” di Andria presenterà un libro fotografico dal titolo Shemà – Appunti da un viaggio (“Shemà IsraelAscolta, [o] Israele!” sono le prime due parole di una sezione della Torah, Pentateuco nella Bibbia ebraica. E’ una preghiera della liturgia ebraica ed è considerata la preghiera più sentita. La sua lettura avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina e in quella serale).

Così come recita il titolo, questo “libro” è, in realtà, il resoconto, fissato in immagini, di emozioni ed impressioni, provate da due alunne dell’Istituto, Marialuisa Tesse e Stefania Spiriticchio, durante un viaggio che le stesse hanno fatto, lo scorso anno, in Polonia, nei luoghi dove la storia ebbe a scrivere una delle sue  pagine più orribili. Le ragazze hanno affrontato questo viaggio insieme allo S.P.I. CGIL e sono andate prima alla fabbrica di Oskar Schindler, ora Museo Storico, e poi ad Auschwitz-Birkenau. Qui hanno sopportato un carico emozionale non indifferente, sicuramente gravoso per due ragazze non ancora maggiorenni. Da questo viaggio nei gironi infernali, sono tornate con centinaia di foto, scattate nei posti più impensabili, quelli che, ai loro giovani occhi, sembravano parlare e raccontare segmenti di storie ancora taciute. Poi, la decisione di mettere insieme le più belle, nella loro tragicità, per farne non solo un video ma, soprattutto, un album ragionato, in cui ogni foto avesse la sua giusta cornice. L’album nasce così, con la necessità di voler testimoniare, da anime giovani, ad altri giovani e non, quello che si prova,  a varcare la soglia dell’inferno. E, in una sorta di storia capovolta, dove sono i giovani a volersi appropriare di un passato che non hanno vissuto ma che credono sia fondamentale per costruire un futuro consapevole, hanno parlato col cuore, prima che con la macchia fotografica. Ed hanno voluto parlare al cuore dei tanti che, ancora oggi, nascondono e si nascondono, le brutte verità. L’originalità dell’album è proprio questa: l’aver dato voce a chi ha voce ancora bambina ed occhi a chi, ancora, deve gustare la bellezza del mondo, senza pensare che, oltre, ci può essere un orco cattivo, una ideologia malata ed una ferocia sbandierata come tutela di un popolo, ritenuto superiore, secondo una logica che, di logico, nulla possiede. Le studentesse, Marialuisa e Stefania, hanno, al loro attivo, alcune conferenze sul tema che, cosa strana data la giovane età, le ha sempre appassionate. Il loro percorso scolastico ma, soprattutto, la loro voglia di mettersi in gioco, di farsi domande e, talvolta, darsi risposte, sono state accarezzate, supportate e potenziate, dall’Istituto “G. Colasanto”, sempre molto attento alla formazione dei “suoi” ragazzi, per valorizzarne le menti e per far sapere che possono colorare di ideali i giorni di domani!

 

I ARTICOLO PUBBLICATO SU “DABITONTO.COM” NELLA RUBRICA “SOSTENIAMOLI”

 

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Città aperta ai disabili: rivoluzione possibile o utopia?

   Maurizio De Giglio  

Aprire questa nuova rubrica sulla disabilità, ponendo il problema del senso della passeggiata, potrebbe apparire un controsenso. La passeggiata ormai e’ considerata, come qualcosa di inutile, per via del sistema di vita che abbiamo adottato.

Non è più considerata, nel senso comune, la migliore cura allo stress e il modo più sicuro per scaricare   i pensieri e le emozioni negative che possono opprimerci quotidianamente. Ne’ viene percepita come l’ultima possibilità che il camminare ti offre,  di recuperare quel contatto umano che abbiamo perso, anche per l’avvento dei social networks, immersi come siamo nel modus vivendi frettoloso, che la società industriale ha prodotto. Personalmente, sono sempre stato d’accordo con Pasolini: Non sono contrario al progresso, sono contro questo modello di sviluppo!

Ma la scelta di andare a piedi o prendere l’auto, è una scelta che riguarda i cd normodotati.

Che scelta possono fare i disabili  di farsi quattro passi nel centro storico? Strade e vicoli dissestati sono un pericolo per tutti. Scuole ed edifici pubblici non hanno previsto l’eliminazione delle barriere architettoniche. Cadere, inciampando in una buca mai riparata, è la normalità.

Sradicare quella convinzione che sia inutile, oltre che poco economico, rendere più accessibile a tutti la città in cui viviamo, è  impresa ardua. Basterebbe pensare a quanta gente nel corso della propria vita, passi da uno stato di normalità a uno di disabilità, per cambiare le proprie e le altrui opinioni su questo problema. Eppure proprio a noi del Sud viene riconosciuta una maggiore umanita’ nei rapporti interpersonali. Ma rendere una strada percorribile anche agli svantaggiati, lo si ritiene qualcosa di irrivelante o, peggio, di non fattibile per l’elevato costo economico. Mi sono chiesto, ma a questo punto lo chiedo agli esperti: quanto costerebbe apporre saliscendi nei punti nevralgici, con misure idonee al passaggio delle carrozzine più grandi, e non solo, rispettando nella costruzione degli stessi, le misure previste per legge?
È deprimente vedere realizzati i saliscendi sui marciapiedi, senza che i disabili possano utilizzarli perché  troppo stretti o realizzati con un gradino che impedisce alla carrozzina la salita o rischiosa la discesa. Per non parlare degli automobilisti che parcheggiano proprio negli angoli dove sono posizionati i saliscendi, rendendo la possibilità di godere di una passeggiata al disabile, un diritto negato. E, così, si rende la vita impossibile anche agli anziani. Con la popolazione che invecchia, senza ricambio generazionale, appare un’assurdità.
Questa indolenza, soprattuttto di noi meridionali, nel lasciar correre, tranne poi trovarsi a gestire le emergenze per non aver agito nei tempi opportuni, va combattuta con una progettualità veramente innovativa, coinvolgendo i giovani ed entusiasmarli alla realizzazione di nuove strategie, che portino alla realizzazione di un vero progresso sociale ed economico.  
Utopia? No, utopia e’ luogo irraggiungibile, nella sua valenza etimologica. Qui, ci si pone davanti ad una scelta: o si comincia a progettare un futuro a misura d’uomo o si muore nella più completa abulia mentale.

 

DACIA MARAINI: LA SEDUZIONE DI UNA VITA, TRA PAROLE E SCRITTURA, AL COLASANTO DI ANDRIA

maraini2Ospitiamo l’articolo della prof.ssa Gemma De Chirico sull’emozionante incontro con la grande scrittrice:

Stamattina, 3 dicembre 2016, in una giornata di sole invernale, gli studenti dell’I.I.S.S. “G.Colasanto” di Andria, si sono riscaldati alle parole emozionanti di Dacia Maraini, la grande scrittrice e sceneggiatrice, nata fiesolana, con sangue siciliano. Dacia Maraini è, ormai, una costellazione, nel nostro firmamento letterario, più volte candidata al Nobel e vincitrice di moltissimi premi letterari.  Una forza umana, prima che un’artista, di tutto rispetto. Un’età che, per i più, non è verde (ha, da poco, compiuto ottant’anni, splendidamente portati!), ma che , ai più, fa “tremar le vene e i polsi”, per la potenza che emana da questa figura, esile alla vista, ma gigantesca quando la si “vive”.  Gli alunni del “Colasanto”, stamane, hanno avuto la fortuna di essere intrattenuti, per un paio d’ore circa, da questo fiume di umanità e vivacità culturale. I ragazzi, per la maggior parte frequentanti le classi del triennio, si sono debitamente “informati” sul percorso umano ed artistico di questa donna, condividendo molte delle sue riflessioni, scaturite da una grande sofferenza, per strade di vita non sempre facili, come l’esperienza del campo di concentramento dove, ogni giorno, per due lunghissimi anni, ha mangiato terra e speranza di vita!  I ragazzi hanno letto alcune opere della scrittrice e si sono avvicinati ad un mondo fatto di sentimento e bellezza interiore, di grande dignità e di gioia di esserci, sotto questo quadrato di stelle! Debitamente supportati da insegnanti capaci, motivati e motivanti, hanno letto l’ultima fatica, “La bambina e il sognatore” ma, anche e soprattutto, “L’amore rubato”, di stringente attualità, sia alla luce del 25 novembre, “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, cui il “Colasanto ha dedicato uno spettacolo teatrale, sia per i brutti fatti di cronaca che ci servono, a cadenza ormai quotidiana, femminicidi, stupri e abusi vari, ai danni dell’”altra metà del cielo”.

Il “Colasanto” è, da sempre, attento e “quasi…pignolo”, nell’educazione dei suoi alunni, fedele alla consegna che, a scuola, si costruisce il futuro e che lo stesso cammini sulle gambe, a volte ancora incerte, di ragazzini che diventano uomini e di bambine che sapranno raccontare di sé ad altri sé”, come sottolinea il Dirigente Scolastico, Prof. Roberto Tarantino per cui, la scuola non “è una strada della vita ma, se percorsa bene, pur tra ciottoli e pietre sporgenti è, essa stessa, vita”. E, in obbedienza a questo canovaccio  educativo, il “Colasanto” accoglie tutte le proposte atte a far crescere le persone che, un giorno, ci daranno la mano, per portarci dall’altra parte della strada. Non è un compito facile o indolore, perché se ci si mette il cuore, in quel che si fa, capita che il prezioso muscolo, a volte, sanguini ma, i ragazzi del “Colasanto” sanno ripagare scommesse e attese con risultati emozionanti. L’incontro con una grande anima, quale è Dacia Maraini, è una di quelle proposte che serve  a confortare i ragazzi sulle scommesse che ogni vita fa , al futuro e di spalle al muro. E, in questo, gli alunni hanno un valido aiuto negli insegnanti,  come la Prof.ssa Maria Teresa Ignagni e la Prof.ssa Francesca Ruggiero, che hanno fortemente voluto questo incontro e si son mosse per tempo, con l’interessare il corpo docente tutto e con il formare adeguatamente i ragazzi all’incontro . Gli alunni hanno posto molte domande alla scrittrice, domande che sono state sollevate nelle aule, durante la lettura e le riflessioni sui testi. Molti alunni si sono avvicendati al microfono, vincendo la naturale ritrosìa fanciulla. A tutte le domande, Dacia Maraini ha risposto, anche tirando fuori dal suo “Secretum” ricordi dolorosi, con la sua dolce forza e con l’evidente soddisfazione che prende quando ci si sente  compresi e quando si vedono, ripetuti in giovani voci, gli accordi della nostra musica. L’incontro si è concluso con il dono di una ghirlanda, bellissima, confezionata dai ragazzi dell’Istituto, che conteneva un altro dono, come in una serie di scatole cinesi, racchiuse nel dono più grande, ossia l’incontro con una donna ed un’artista…vera!

GEMMA DE CHIRICO