SUL DIAVOLO TENTATORE: LA PRESENZA DEL MALE NELLA STORIA

 

 

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Gesù vince le tentazioni diaboliche

Per molti c’è l’erronea convinzione che Satana rappresenti la personificazione del male, non avendo l’uomo moderno mai voluto  affrontare pienamente questo spinoso argomento e relegandolo nelle  elaborazioni dottrinali più retrive della tradizione ebraico-cristiana e islamica o, peggio, nel campo delle superstizioni. Molto diversa e più profonda l’elaborazione narrativa e filosofica della cognizione del Male, da parte delle religioni monoteiste; evoluzione storica che procede su un binario opposto a quello delle credenze delle sette sataniche. Di fronte agli orrori della Storia, del passato e del presente, torna l’eterno e irrisolto quesito dell’origine del Male e come sia stato interpretato nel corso dei secoli. Interviene, sulla vessata quaestio, la dr.ssa Porzia Quagliarella, esperta di Psicologia della religione, la quale, attraverso un breve excursus, ci introduce nell’argomento.

“Come  affermava San  Giovanni  Crisostomo :

“Non  ci  fa certamente  piacere  intrattenervi  sul diavolo, ma  la  dottrina  della  quale  esso mi offre lo  spunto  risulterà  assai  utile  per  voi.” (De Diabolo tentatore, homil. II, 1).

Se Paolo VI ha sentito il bisogno di riproporre la fede della chiesa al riguardo, nell’udienza  generale del 15 novembre 1972, vuol dire che da più parti circolava una corrente razionalista e vagamente ironica che rifiutava il male e satana, come se fossero solo il risultato di uno squilibrio psichico. Affermerà infatti :”Il Male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Chi si rifiuta di riconoscerla esistente, oppure la spiega come una pseudo realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni, esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiale …”

Lo stesso  S. Giovanni Paolo II, nel ciclo di catechesi sulla creazione (9 e 30 luglio 1986 ;13 agosto 1986 ) affermerà con chiarezza e decisione : “ Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, e per invidia li fa cadere nella morte … La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio … Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni ,ma da sé stessi si sono trasformati in malvagi”.

Riprendo questa affermazione di Giovanni Paolo II, sottolineando la frase :” ..da sé stessi”. Ciò vuol dire che non c’è nessuno che ha costretto l’arcangelo della luce, Lucifero, a diventare lui  “il diavolo” (dia-bolos, colui che divide), e demoni  gli angeli che hanno aderito a lui, la terza parte degli angeli, afferma l’Apocalisse. L’uomo sceglie il suo destino e con le opere che compie, sceglie  ogni  giorno quale sarà la sua vita.

 Se domina un approccio relativista, indifferente ai valori della morale, l’uomo può trovarsi  con una visione della vita frammentata e frantumata dal male, come l’indemoniato geraseno (Marco, 5). Non è più l’identità del singolo ad imporsi , ma sono  le varie parti dell’io frammentato  “ Mi chiamo Legione “ (Mc 5,9) risponderanno i demoni a Gesù in un passaggio sottile e perverso dal singolare al plurale, dove a rispondere non è più la personalità matura e integrata, ma una sorta di “identità multipla o modulare” .

Satana approfitta di questa frammentazione.

Freud parla degli stati dell’io, dove l’es forza quasi l’etica del super-io, in un gioco di forze in cui nell’ es affondano i demoni dei desideri insoddisfatti e carnali, tenuti faticosamente a freno dall’io che deve continuamente equilibrare il principio del piacere con quello del dovere.

Domina nell’ uomo non più il desiderio di costruire un luogo dove ascoltare il Signore , la cella di cui parla suor Faustina Kowalska, o il “ giardino segreto” di Santa Teresa d’ Havila.

C’è invece l ‘assenza di un luogo per l’anima.

Nell’assenza di “luoghi spirituali “ , domina il non –luogo , il vuoto ,l’arido deserto. “le acque Nimrin sono un deserto , l’erba si è seccata , finita è la pastura, non c’è più nulla di verde “.( Is15,6).

In questa nuova modalità dell’essere non ci sono più legami affettivi, modelli da seguire o comunità a cui ancorarsi.

Il vuoto porta alla crisi della fraternità . I connettivi sociali non sono sufficienti per vivere il nostro ancoramento al tessuto vitale e significativo della comunità, della famiglia, delle fede.

Per delineare gli aspetti sociali del satanismo, è utile approfondire il cambiamento di mentalità che ha permesso l’affermazione dell’individualismo. Certo siamo lontani dal processo  La Voisin, alla corte di Luigi XVI, dove l’idea di trasformare la “messa cattolica in “messa nera”, celebrandola al contrario, ebbe un impatto sociale devastante. Non c’è più , infatti ,il clima folkloristico dei sabba delle streghe. E’ presente invece l’idea di organizzare con continuità gruppi satanici che , nella celebrazione di liturgie con furto di ostie consacrate, possano assicurare anche benefici materiali, che vanno dal semplice uso indiscriminato di atti  sessuali, anche ripugnanti ,al lascito in denaro o a manipolazioni di potere.

Ringraziamo la dr.ssa Porzia Quagliarella per il suo intervento.

 

 

UNA TESTIMONIANZA DALLA MISSIONE COMBONIANA DI PADRE PAOLILLO IN BRASILE

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Attività svolta dai ragazzi della Missione comboniana

 

 

Ospitiamo con grande riconoscenza questa riflessione di Padre Paolillo, che, con il suo impegno quotidiano, non privo di pericoli, nobilita la sua missione sacerdotale.

 

Con lo Spirito di Gesù… Una comunità che sa sognare

Una riflessione a partire dal Libro degli Atti degli Apostoli

 

“Il diritto di sognare il mondo che vorremmo non figura tra i trenta diritti umani che le Nazioni Unite hanno proclamato alla fine del 1948. Ma se non fosse per il diritto di sognare, e per l’acqua che esso dà da bere, la maggior parte dei diritti morirebbe di sete… La stragrande maggioranza dell’umanita’ non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare?.

Le parole di Eduardo Galeano, scrittore uruguaiano, costituiscono una provocazione attuale. Sognare è un diritto concesso a quelli che possono permetterselo. Ai poveri resta il confronto con la dura realtà dell´esclusione. Il diritto a sognare è negato anche nell´età in cui si dovrebbe cominciare a construire il futuro. Milioni di bambini e  adolescenti impoveriti vivono alla giornata, senza sogni, perchè la vita ha un´unica certezza: il momento presente. Non sono sicuri di sopravvivere alla miseria, alla violenza e alla guerra che falciano prematuramente la vita di molti loro coetanei.

Ma, se i più poveri sono impediti di sognare, gli altri sono indotti a rincorrere i sogni imposti dal sistema. La società di mercato in cui siamo immersi fino al collo e che mercantilizza tutto, impone, grazie a un potente bombardamento pubblicitario, sogni fittizi che alienano dalla realtà e scaraventano in un  mondo di fantasia dove cada sognatore, prigioniero in un castello narcisistico, si impone come meta principale della vita la realizzazione del suo proprio sogno, a scapito dei sogni collettivi. Sognare insieme un mondo diverso da quello proposto dal paradigma dominante del mercado è considerato un delirio. Oggi l´utopia di una società più giusta è vista come un’ allucinazione di  sinistroidi nostalgici della vecchia nomenklatura socialista. È di moda la religione del dio mercato che vende la garanzia di raggiungere la felicità attraverso la realizzazione del sogno che salta fuori dalla televisione e che è alla portata di mano di chi hai soldi nelle tasche. La religione del mercato costruisce grandi centri commerciali dove avviene il culto dei consumi. Beati coloro che hanno potere aquisitivo perchè di essi è il regno degli acquisti.

Il regno degli acquisti è come il consumatore vorace, que malato di consumo compulsivo, va alla ricerca del prodotto di moda. Una volta trovato, lo acquista immediatamente senza badare a spese. Il possesso di quel bene costituisce la fonte della sua felicità.

Tutte le energie sono bruciate nella soddisfazione dei falsi bisogni creati dalla propaganda. Al bando  i sogni comunitari. Le utopie che mobilizzano la collettività e mirano al bene comune non hanno più diritto di cittadinanza. Per soddisfare il mercato bisogna incrementare la produzione dilapidando i beni e i servizi messi a disposizione dalla Madre Terra. La frenesia dei consumi ci costa caro. La realizzazione del delirio consumistico diventa un incubo per il pianeta terra e per la stragrande maggioranza della gente che vive ai limiti della sopravvivenza.

È ora di riappropriarci del sogno che c´è in ciascuno di noi. L´uomo e la donna alla ricerca dell´ identità umana doc sentono un profondo desiderio di un mondo di pace, dove tutti possano convivere fraternamente. Questo sogno dorme  in ciascuno di noi. Gesù è venuto a svegliarlo. Tutta la sua vita fu spesa per la realizzazione di questo sogno. Non fu facile. I seguaci della cultura della morte lo inchiodarono sulla croce. Ma Dio lo risuscitò, dando conferma al sogno del Figlio. La Resurrezione di Gesù garantisce la vittoria del sogno della vita in pienezza sull´incubo della morte.

Il sogno di Gesù non termina con il suo ritorno al Padre. È condiviso e  portato avanti dalle prime comunità cristiane, la cui storia è raccontata dall´evangelista Luca negli Ati degli Apostoli.

Secondo il racconto di Luca (At 2,1), per realizzare il sogno di Gesù bisogna fare il cammino inverso da quello dei discepoli di Emaus che, davanti alla tragica fine di Gesù, in preda alla delusione, decidono di rientrare alle loro case. È necessario ritornare a Gerusalemme dove Gesù era stato condannato a morte. Il punto di partenza è la contemplazione del Crocifisso. È l´amore kenotico (Fil 2,5-11) la rivelazione dell´essenza di Dio e dell´ identità umana.  Nel volto di Dio che ama al punto di dare la vita per noi, la comunità dei discepoli di Gesù scopre che l´essenza umana non consiste nel consumare per sé, ma nel consumarsi per gli altri. Cose da pazzi per il mondo d´oggi imprigionato nell´individualismo e nell´egocentrismo. Eppure è lo svuotamento  da se stessi per fare spazio all´accoglienza amorevole degli altri che avviene la scoperta di ciò che è autenticamente umano. Il Crocifisso ci rivela il mistero di un Dio che ama e si dona e che, paradossalmente più ama e più genera Vita. Questo è il progetto di vita a cui siamo chiamati per realizzare il sogno di un mondo più umano.

È evidente che da sole le comunità cristiane non ce la fanno. È per questo che Gesù invia lo Spirito Santo (At 2,2-13).  Non è una “sostanza stupefacente” che fa andare fuori di testa e provoca uno stato di “ebrezza spirituale” che dura finchè fa effetto. Lo Spirito non è una forte emozione passeggera o una sensazione di pace interiore. È l´Amore che transborda dalla relazione tra il Padre e il Figlio. A Pentecoste, la comunità cristiana è investita d´Amore trinitario per inondare il mondo con questo stesso Amore.

Lo Spirito scende quando le persone sono riunite in comunitá. L´Amore non va d´accordo con la solitarietá, ma con la solidarietà. Viene, cresce e si diffonde laddove ci sono persone che si vogliono bene.

Lo Spirito è come un vento che soffia dove vuole. L´Amore, di fatto, non si lascia imprigionare nei nostri gretti schemi mentali e nella voglia matta di possedere a qualunque costo. È libero e, per esserci, ha bisogno di libertà.

Lo Spirito è un vento impetuoso. L´Amore ci scuote, ci fa scrollare di dosso le scorze dure che ci inscatolano nel nostro egoismo, ci fa perdere l´equilibrio dei nostri calcoli, ci disinstalla dalle nostre comode certezze e ci sospinge verso nuovi orizzonti.

Lo Spirito scende come fuoco. L´Amore vince l´apatia, riaccende la speranza fumigante, fa ardere il cuore, lo riscalda e lo appassiona alle cause autenticamente umane.

Lo Spirito scende su tutti.  L´Amore non è prerogativa di alcuni prediletti, ma un dono che è fatto a tutti. Non è un compenso elargito secondo i meriti di ciascuno, ma un dono gratuito. Non è un omaggio generico, ma un regalo personalizzato. Ciascuno lo riceve secondo il suo bisogno.

Lo Spirito si manifesta in lingue di fuoco. L´Amore supera la confusione di Babele. I popoli che non si capivano più passano a comprendersi. Dalla Pentecoste sorge una nuova umanità che parla un linguaggio universale, quello dell´amore comprensibile a tutti nella propria lingua materna. L´amore non si dice a parole. Si fa con fatti comprensibili a tutti. La vita spirituale non è una fuga dalla realtà per non esserne contaminati, ma è la maniera di essere nel mondo da persone che amano come Dio ama. Dove c´è amore c´è Dio. Non c´è più bisogno di templi. L´amante diventa la tenda in cui Dio fissa la sua dimora.

Lo Spirito spinge la comunità ad uscire. L´Amore ci pone sempre in uscita verso gli altri. È un´esperienza esodale che ci fa uscire dalla schiavitù dell´egolatria e ci rende liberi.

Lo Spirito coinvolge popoli diversi, ma  ciascuno mantiene la propria identità culturale. L´Amore non conosce barriere. È universale. Ma non standardizza. Rispetta le differenze e le valorizza.  È allergico  alle posizioni dommatiche e fondamentaliste. Preferisce il dialogo come fonte di arricchimento reciproco. La nuova comunità vive con le porte aperte per accogliere tutti senza preoccupazioni di indottrinamento. La sua pluralità è un´alternativa al mondo globocolonizzato.

Infine, lo Spirito rompe il silenzio e concede il dono della profezia (At 2,14-21). A partire dalla Pentecoste, i discepoli non sono più gli stessi. Pietro è un esempio. La paura di fare la stessa fine di Gesù lo portò a rinnegare il Maestro per tre volte. Ma ora, avvolto nell´amore misericordioso del Padre,  esce allo scoperto e, per strada, animato da grande coraggio, annuncia in piedi e con voce forte che è appena nata la comunità che ha il compito di portare avanti il sogno di Dio rivelato dai profeti e inaugurato da Gesù di Nazaret. L´Amore è la profezia di cui il mondo ha bisogno per uscire dall´incubo della morte. O impariamo ad amare o saremo destinati a scomparire. Diamoci al lusso di sognare che il mondo nuovo è possibile. Non illudiamoci. La sua realizzazione non verrà mai dai potenti, ma dal protagonismo dei piccoli, dei semplici e dei poveri. Saranno gli insignificanti a annunciarci la realtà capace di dar significato alla nostra vita: l´Amore. Non abbiamo paura. Insieme possiamo. Come dice un famoso proverbio:  “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtá”.

Vi preghiamo di continuare a sognare con noi. Gli ultimi mesi non sono stati facili dal punto di vista politico, economico e sociale. Il Brasile vive un momento difficile. Ancora più drammatica è la situazione del comune di Santa Rita dove abitiamo. Le scuole sono chiuse da mesi. Gli ambulatori funzionano precariamente. Mancano medici e medicine. Per le strade si accumulano montagne di spazzatura. Tutti i servizi sono fermi. Gli impiegati non ricevono lo stipendio da mesi. Ancora una volta la colpa è della corruzione. I soldi pubblici arricchiscono politici senza scrupolo. A farne le spese sono sempre i più deboli.

I nostri progetti costituiscono l´unica alternativa alla seduzione della criminalità che cresce spaventosamente e semina violenza  e morte da tutte le parti. Due gruppi rivali si contendono i territori per controllare lo spaccio di droga. Siamo impegnati sul fronte della vita e della dignità umana, con la stessa testardaggine di sempre per impedire che i nostri ragazzi cadano nelle loro grinfie.

Attualmente stiamo realizzando le seguenti attività: il Centro di Diritti Umani Mons. Oscar Romero che offre assistenza giuridica e sociale gratuita a famiglie di basso reddito.

La Cooperativa di raccoglitori di materiali riciclabili (catadores) che contribuisce con la valorizzazione economica e sociale dei lavoratori e lavoratrici che passano tutto il giorno per strada separando tra i rifiuti tutto ciò che può essere riclicato. É importante risaltare che qui ancora non funciona la raccolta differenziata come avviene in  molti comuni in Italia. Per cui questa gente, per vivere, deve mettere le mani nella spazzatura.

Il Progetto Legal che accoglie ogni giorno, in media, 140 bambini e adolescenti offrendo alimentazione, formazione umana, doposcuola, attività artistiche, culturali e sportive.

Personalmente, coordino a livello diocesano la Pastorale Carceraria che ha il compito di assistere spiritualmente, grazie a una quarantina di volontari, 10 carceri con oltre 8 mila detenuti e la Pastorale dei Minori che visita settimanalmente 450 adolescenti rinchiusi in 5 carceri minorili.

Infine, continuo a seguire le attività della RETE AICA nel comune di Serra nello Spirito Santo che attualmente assiste circa 2000 bambini e adolescenti.

Come potete vedere, non mi annoio. Non vi nascondo una certa stanchezza, anche perchè ci sono tante sfide, tra cui molte persecuzioni. Ma sono contento di essere stato chiamato da Dio a questo servizio che tanto mi arricchisce e, soprattuto mi mette in costante contatto con la misericordia di Dio.

Dedico questo scritto a tutti voi, ma soprattutto al grande amico Luca Fossati che, esattamente quindici anni fa, perse la vita prematuramente in un tragico incidente aereo. Luca è stato una grande sorpresa di Dio, letteralmente piovuta dal Cielo. Ci siamo conosciuti perchè Dio ha voluto così. Era dotato di un cuore generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, soprattutto dei bambini. Tutte le volte che veniva in Brasile per seguire le sue attività, mi visitava nella periferia di San Paolo, dove abitavo in quegli anni. Con una grande semplicità entrava nella favela e visitava le famiglie. Prendeva in braccio i bambini e si commuoveva di fronte alla loro miseria. Aveva voglia di fare tanto. Ha fatto tanto bene e continua a farlo in tutto il mondo attraverso la Fondazione Danilo e Luca Fossati. Saluto con affetto la famglia Fossati, la moglie e i figli di Luca, i fratelli Daniela, Marco, Giuseppe e tutti gli altri… . Ci sono avvenimenti nella nostra vita che non hanno risposte umane, soprattutto quando ci troviamo di fronte all´esperienza del dolore e della morte. Ci resta soltanto l´abbarccio paterno di Dio per sostenerci nei momenti difficili. È evidente che avremmo voluto tenerlo con noi, fisicamente presente, per molti anni. Ma continua ad essere tra noi intercedendo per noi e trasmettendoci la sua passione per i più piccoli. Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate per noi. Vi offro questo testo di sant´Agostino perchè vi sia di consolazione. “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.

 

Dio dica bene di tutti noi

Saverio Paolillo