Grande performance di Baricco all’Opera di Roma, nell’ambito delle “Mantova lectures”

 

 

 

 

baricoGrazie Baricco! Infinitamente grazie!

Il grande narratore Alessandro Baricco, affabulatore lo definirei, si è espresso in tutta la sua pienezza al Teatro dell’Opera di Roma, nell’ambito delle “Mantova Lectures”. “La mappa metropolitana di Londra. Sulla verità” è stato uno dei tre incontri con il pubblico. Nella lezione, chiamarla lezione è riduttivo, ci ha guidato in un percorso straordinario. Il viaggio, seppur breve e che si è svolto nell’arco di un’ora e mezza, ci ha condotto dal sottosuolo di Londra all’Infinito di Leopardi. Chissà perchè, forse il calore che il suo racconto emanava, mi ha ricordato le storie degli anziani intorno al focolare, quando i bambini ascoltavano una narrazione lunga e affascinante, in cui quegli uomini erano stati protagonisti o spettatori e ne erano rimasti invischiati, a tal punto da segnare le loro esperienze future. Il pubblico presente era magicamente preso per mano e condotto attraverso luoghi inesplorati o sfiorati con la mente. E il luogo della finzione per eccellenza, il teatro, diventava la propagazione della realtà vera, quella impressa nelle nostre menti con una precisione scientifica. Come la mappa della Metropolitana di Londra. La prima mappa era dettagliata, le curve disegnate in maniera maniacale, anche il Tamigi, con tutte le sue anse, costeggiava i binari, senza indicare se la metropolitana passasse anche sotto il fiume. Insomma, nessuno ci capiva niente. Ed ecco un umano, così li chiama lo scrittore in tutta la serata, un certo Harry Beck, disegnatore inglese, precario, sottolinea Baricco, che propone una mappa schematica, dove le curve sono ad angolo retto o a 45 gradi e le stesse anse del fiume sono semplificate. La distanza tra una stazione e l’altra sembrava vicina ed invece, a volte, erano lontane chilometri. Da docente mi sono sempre chiesto come semplificare gli argomenti da proporre agli studenti. Non tutte le mappe concettuali sono semplici da decifrare e ricordavo il sudore versato nello studio dei miei testi del liceo, come il Manacorda per la letteratura italiana o l’Argan per la storia dell’Arte. Ed ecco che Baricco ci porta in un sonetto di Dante “Negli occhi porta la mia donna Amore”. Anche lì, la realtà del passaggio davanti ai suoi occhi di Beatrice e la sensazione che gli procura, è incastonata in una metrica precisa, quasi avesse paura che potesse trabordare. In realtà l’Amore è già in lui, ma schiacciato, incapsulato in un sonetto. Per controllarlo meglio, forse. La percezione della realtà, della bellezza, è vera perchè la viviamo, la facciamo nostra. Ma il filosofo è lì che si pone il problema: è verità, quella che percepiamo? Kant ci viene incontro e ci rassicura. Conferma questa tesi. Noi lo ringraziamo e Beethoven ci scrive su la Quinta sinfonia. Riduce la realtà a suoni solenni e ben scanditi, e trascrive musicalmente  la percezione della verità.

Ma si può arrivare ad immaginare la verità delle cose, la cosa in sè, per dirla con Kant, attraverso una realtà limitata, come poteva essere l’infelice vita di Leopardi? E nell’Infinito il poeta scrive:nel pensier mi fingo. Così esprime quell’immergersi in una realtà sognata, ma più vicina alla realtà. Non fingere nel senso di mentire, ma di immaginare al di là della visuale ristretta e angosciante che osservava dalla sua finestra. …e naufragar m’è dolce in questo mare!

Dario Fo: L’ultimo giullare

dario

Con la scomparsa del grande autore/attore lombardo, si ripresenta l’eterna questione della dicotomia tra commedia e tragedia.

Dobbiamo ritenere che il tragico esprima la vera essenza della vita dell’uomo? E’ stato proprio il Novecento a rielaborare, attraverso gli studi di Bergson sull’umorismo, recepito e rappresentato da Pirandello, la valenza dell’umorismo e la sua innegabile importanza nell’evidenziare i difetti umani. E’ nel cinema di Chaplin, che viene sublimata l’idea che la vita non sarebbe rappresentabile senza la componente comica.

Guardando l’opera di Dario Fo, apriamo l’orizzonte della Satira, quell’aspetto della comicità o dell’umorismo, se preferite, che mette alla berlina e sbeffeggia i potenti.

Non hanno vita facile quegli artisti che dirigono lo sguardo verso il Potere, delineando i difetti, fisici o psicologici, di quegli uomini che lo detengono. Questi vengono spogliati dalle loro vesti regali e diventano uomini comuni, oggetto di derisione. E’ la derisione che offende il Potere. Nell’indimenticabile “Mistero buffo”, probabilmente il suo capolavoro, ha rispolverato la satira medievale che, nell’epoca dominata dall’Inquisizione, non temeva di prendere in giro le gerarchie ecclesiastiche, Papa compreso. Molti pensarono che fossero testi completamente creati da Dario Fo, ma l’autore lombardo rielaborava e reinterpretava (con il suo grammelot, lingua inventata, con assonanze dell’italiano, francese o inglese, in dipendenza della nazionalità del personaggio rappresentato), attualizzandole con continui riferimenti a personalità politiche contemporanee. Ha pagato questa scelta con l’ostracismo dei teatri e della TV, che solo nel ’77, dopo inenarrabili polemiche, mando’ in onda un ciclo delle sue commedie, suscitando l’ira delle autorità vaticane. Il successo venne dall’estero, dove le sue opere sono state rappresentate ininterrottamente fino ad oggi. In Italia portava le sue commedie nelle fabbriche o nelle piazze, riscuotendo comunque notevole successo.

Inaspettato, arrivò il Nobel per la letteratura. Ed i soliti Accademici insorsero, adducendo che fosse scandaloso assegnare un premio così prestigioso, ad un giullare.La risposta è nella stessa motivazione della Reale Accademia di Svezia, dove viene spiegato che il vero artista è colui che apre squarci sugli aspetti scabrosi di una società, senza preoccuparsi che questo possa offendere i potenti.

L’ultima produzione di Fo va segnalata. La sua passione politica lo ha portato a mettere in scena, anche con Franca Rame ormai malata, spettacoli divulgativi straordinari, e finalmente trasmessi in televisione (anche se su canali poco frequentati, come RAI5), su Sant’Ambrogio, Francesco d’Assisi, su Wiligelmo e Michelangelo.

Chissà quanti sanno che era anche un pittore. Diplomato all’Accademia di Brera, importante la produzione dei bozzetti scenografici dei suoi spettacoli e di cui si serviva anche nelle ultime esibizioni.