SPETTACOLO TEATRALE PER LA “GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE” AL COLASANTO DI ANDRIA

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L’I.I.S.S. “G.Colasanto” di Andria, in occasione della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, mette in scena, il 25 novembre, nell’Auditor
ium, una serie di rappresentazioni “mimate”
, che traducono in gesti le parole, ed il significato profondo, di alcuni brani della musica d’autore, aventi per tema la donna abusata o umiliata. Protagonista della giornata, sarà la compagnia teatrale di cui l’Istituto si è arricchito, “Banco ….di stelle”, a sintetizzare un passaggio, ed un connubio, dai banchi di oggi alle stelle di domani. Dopo i saluti d’inizio, la manifestazione si aprirà con un monologo, a cura di un’alunna che impersonerà Franca Viola, la prima donna a rifiutarsi di cedere ad un matrimonio “riparatore”, nella Sicilia degli anni ’60 del secolo scorso e divenuta, così, il simbolo dell’emancipazione femminile, in un tempo in cui le donne erano sottomesse all’autorità maschile. Poi ci sarà un intervento della Prof.ssa Porzia Quagliarella, psicoterapeuta nonché docente dell’Istituto, che affronterà il delicato tema delle “Identità ferite”. A seguire, la recitazione di un testo poetico, creato dalle alunne della classe 5^B PCP, guidate e coordinate dalla Prof.ssa Ester Caputo. Seguiranno le rappresentazioni mimate, a commento di tre canzoni sul tema, “L’amore rubato”, di Luca Barbarossa, “Mary”, dei Gemelli Diversi e “Nanì”, scritta da Lucio Dalla per Davide Carone. Le piccole pieces saranno intervallate da letture tratte da “Ferite a morte”, cruda raccolta di brani di Serena Dandini. I brani, scelti dalla Prof.ssa Francesca Ruggero, docente di Lettere dell’Istituto, saranno letti da alunne del Liceo Artistico, corredate da una voce fuori campo, proveniente dallo stesso settore. A seguire, un medley di canti popolari al femminile, a cura delle alunne della terza e della quinta Liceo Artistico, su base musicale del Prof. Salvatore Simonetti. Infine, l’alunna Federica Giordano canterà un brano in inglese, a far da sfondo ad un balletto curato dalle alunne Marika Cifaratti e Simona Spada. Per la durata dell’intero collage di rappresentazioni, sullo sfondo passeranno le immagini curate dal Prof. Marco Lanciotto e da Nunzio Sarlenga, co-registi e scenografi.  Intorno al palco e nella sala antistante l’Auditorium, ci saranno un allestimento fotografico ed un dipinto ad olio, a cura dei ragazzi del settore Grafico e del Liceo Artistico, coordinati dal Prof. Matteo Notarangelo. Sui cavalletti saranno esposti dipinti a tema, realizzati dai ragazzi del Liceo Artistico, guidati e coordinati dalla Prof.ssa Silvia D’Avanzo e dai Prof. Giuseppe Colangelo e Sergio Rubini. Il servizio fotografico e il video, nonché la supervisione “tecnica” dell’intero evento, è a cura del Prof. Mario di Matteo e della “ColasantoPressAgency”.

Ancora una volta, l’I.I.S.S. “G. Colasanto” si mostra sensibile a tematiche delicate e pronto a raccogliere ogni sfida che possa rendere più ricca e motivata la crescita dei ragazzi che si impegna a formare, restando fedele all’assunto che la Scuola, come più volte affermato dal Dirigente, Prof. Roberto Tarantino,  è chiamata a “costruire” persone, in cui possano convivere, in stretta simbiosi, l’individuo ed il cittadino. Ed ogni tassello che sia utile a costruire quel mosaico di colori che sarà la persona di domani, è una pietra miliare nell’economia educativa dell’Istituto. Il 25 novembre, si darà forma e colore…a questo tassello!

INTERVISTA ALLA PSICOTERAPEUTA LIANTONIO SULLA DISABILITA’

Oggi incontriamo la dr.ssa Rosangela Liantonio, psicoterapeuta e docente di Psicologia presso l’I.I.S.S. “Colasanto di Andria”, per rivolgerle alcune domande sulle questioni più scottanti che riguardano la disabilità.

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1) I tuoi canali di osservazione nei riguardi della disabilità (la professione di psicologa da un lato e di docente dall’altra) quali problematiche hanno messo in risalto?

La mia esperienza come insegnante e come psicologa mi ha permesso di conoscere il mondo della disabilità da diverse angolazioni: quella psicologica, quella pedagogica riabilitativa, normativa e sociale. E’ una realtà questa particolarmente articolata e complessa, che richiede uno sforzo notevole per tutti i soggetti che ne sono coinvolti. Si tratta di un mondo in continua evoluzione, che si arricchisce giorno dopo giorno, di nuove esperienze, di nuove ricerche nuove sensibilità. Tuttavia molta strada c’è da fare, soprattutto per realizzare i buoni propositi che la normativa e, anche le ricerche di psicologia sociale e dell’handicap, ci hanno abituato a considerare. Il passo più difficile è, appunto, il salto dal teorico alla traduzione in pratica. Non si sono seguite strategie di integrazione reale e, spesso, viene tralasciata l’applicazione delle norme. Dobbiamo ricordare che lo stesso concetto di integrazione è stato soppiantato da quello di inclusione sociale, che allude ad un ruolo attivo, secondo le possibilità di ciascuno, nel tessuto sociale. Quello che si osserva in alcune realtà, è un divario, uno scollamento tra principi ed esperienza di vita reale.
Nella mia esperienza ho potuto osservare il sistema famiglia, che ruota intorno alla persona con disabilità; la presenza di un componente che ne è affetto, mette a dura prova le dinamiche familiari e attrae su queste persone le attenzioni e gli affetti in maniera totalizzante, a causa del forte bisogno di supporto psicologico, informativo e strumentale, per affrontare quella miriade di aspetti emozionali, relazionali e organizzativi, che queste situazioni comportano. Un altro punto di criticità, è la frammentarietà dei servizi e degli interventi che vedono spesso le famiglie vagare da una struttura  all’altra, alla ricerca di una direzione e di un’unitarietà di progetto. Per quanto si parli di lavoro di rete e coordinamento dei servizi, la realtà è diversa.
Di frammentarietà e iniziative sporadiche è costellata anche tutta la realtà relativa all’inclusione sociale delle persone con disabilità. Spesso cambiano i politici e le amministrazioni in cui operano e quello che, fino ad quel punto è fatto, viene magari miserabilmente perso, svuotato di senso. E non trasmesso ai successori.

2) Ritieni che negli ultimi tempi ci siano stati miglioramenti, sul modo in cui la gente guarda le disabilità?

Come già accennato in precedenza, si stanno facendo degli sforzi notevoli per guardare alla disabilità con un occhio diverso, un occhio ”più umanizzato e umanizzante”. Effettivamente un grande impulso viene dalla comunicazione sociale; mi riferisco alla varie campagne di informazione e sensibilizzazione sul tema. Cito a questo proposito anche la grande visibilità che hanno acquisito i giochi Paralimpici che si sono tenuti a Rio nell’agosto scorso. Grazie a questa manifestazione e all’ampia diffusione delle imprese che gli atleti hanno compiuto nelle televisioni e nei mezzi di comunicazione piu’ popolari, al pari dei loro colleghi cd normodotati dei giochi olimpici si è data una maggiore visibilità delle grandi possibilità che queste persone possono compiere.

3) Un tempo non erano considerate persone. E’ ancora così?

Nella storia, la disabilità è stata vista con occhi diversi, a seconda delle varie epoche e a secondo delle conoscenze e dei contesti socioculturali: pensiamo all’idea del disabile come “Monstra naturae”, come “selvaggio da educare” o addirittura, come pensavano nel Medioevo, che fossero “peccatori da salvare”. Alla fine del secolo scorso si è cominciato a parlare del disabile come di un “malato da curare”. Quando il benessere sociale è aumentato e l’attenzione alla disabilità si è trasformata in un atteggiamento protettivo, la persona disabile è vista come un bambino da proteggere; proteggere dalla società, dall’ostilità, dalla sua stessa disabilità. E questa visione della disabilità continua a permeare il senso comune. Tanto è vero che ancora oggi, è facile riferirsi alla persona con disabilità come di un bambino da proteggere, anche se magari ha cinquant’anni, e si rimane sempre dell’idea, nell’immaginario comune, di un eterno bambino, senza i bisogni tipici dell’età adulta. Gli sforzi che la comunità scientifica sta facendo negli ultimi anni, sono volti a considerare la persona con disabilità come persona, con i suoi bisogni, con le sue esigenze tipiche, non soltanto dell’aspetto disfunzionale.
Ma dell’età a del contesto in cui vive e dei suoi bisogni specifici, qualcuno ha parlato anche di persone diversamente abili, ma questa definizione, come si può facilmente osservare, mette l’accento sulla diversità, che, in qualche modo, esclude già nella sua definizione una persona con caratteristiche diverse dalla media. L’ultima recente definizione pone l’accento sul suo essere persona in toto, prioritariamente alle sue caratteristiche peculiari, compresa la sua disabilità.

4) Come si potrebbero includere, al meglio, nel tessuto sociale, queste persone?

Creare e pensare a delle occasioni di reale inclusione è un compito piuttosto arduo. Sicuramente lo sport costituisce un’attivita’ trasversale, che consente alle persone con disabilità di realizzare se stessi, raggiungere risultati altrimenti impossibili, superare i propri limiti, concentrarsi sulle proprie potenzialità e allo stesso tempo permette di raggiungere una maggiore conoscenza e consapevolezza delle risorse, che queste persone hanno da spendere, evitando quel soffermarsi sulla parte malata della persona, che attiva generalmente un atteggiamento pietistico e compassionevole, che offende ulteriormente la dignità di queste persone. Non si può tuttavia parlare di inclusione, senza tenere in considerazione il lavoro, che costituisce elemento indispensabile dell’identità di ciascuno. Questa realtà è spesso preclusa, perché considerati un ostacolo alla produttività.
La reale inclusione richiede a tutti noi di progettare qualsiasi evento, qualsiasi situazione considerando fra le diverse necessità ed esigenze, anche i limiti e soprattutto le potenzialità che ogni singola persona presenta, a prescindere dalla presenza o meno di una disabilità. Per fare questo però è necessario agire sull’atteggiamento delle persone, in via preliminare sulla mentalità, sul pregiudizio che qualche volta accompagnano anche le persone che ruotano intorno a questo mondo.

Bisogna aspirare a mettere la persona giusta al posto giusto, valutando adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative. Le quote d’obbligo e le sanzioni economiche sono state leve importanti, per l’integrazione lavorativa di molti. Purtroppo, sono ancora necessarie, perché la società non ha ancora fatto un vero e proprio cambio di mentalità, ma bisogna comunque migliorarla in considerazione dei numerosi disabili, che hanno conseguito specializzazioni, lauree, master.
Bisogna uscire dalla mentalità dell’elemosina e della commiserazione, bensì ci vogliono percorsi che valorizzino non la “diversa abilità” (espressione tanto ingenerosa quanto pregiudizievole), ma la diversificazione delle competenze. Devono sentirsi lavoratori e non disabili e pertanto essere assunti per quello che sanno fare e non per la propria condizione.

Intervista di Maurizio De Giglio

GLI STUDENTI DEL COLASANTO DI ANDRIA PREMIATI AL DI.DI.DAY

Ben 64 le scuole che hanno partecipato al “Di.Di.Day”, Discovery Digital Day, il concorso regionale di fotocomposizione digitale, indetto per le scuole secondarie di  I e II grado di tutta la Regione. concorso

Finalità del concorso è quella di stimolare gli studenti a riflettere sul supporto offerto dalle innovazioni tecnologiche a diversi processi, con particolare attenzione al mondo scolastico, alle modalità di apprendimento, alle opportunità lavorative riferibili all’innovazione digitale.

Tutti gli studenti partecipanti hanno presentato fotocomposizioni originali accompagnate da brevi didascalie di  “oggetti” del passato e i loro “sostituti” (es. macchina da scrivere – stampante ultimo modello ecc.) o di “oggetti” recenti (es. cuffie bluetooth), nati a seguito delle innovazioni tecnologiche a partire dalla introduzione dell’uso delle reti internet , oppure di “oggetti” prodotti con stampanti 3D.

Dopo una selezione dei lavori, che ogni scuola partecipante all’iniziativa ha presentato, la Commissione Regionale, verificata la qualità degli stessi, in conformità ai criteri previsti dal bando quali l’originalità, l’efficacia comunicativa, la qualità tecnica e il livello di approfondimento delle informazioni di accompagnamento, ha deliberato l’assegnazione dei voucher agli studenti e ai loro docenti. Tra i meritevoli sono stati premiati gli studenti dell’Istituto Colasanto: Alessia Aglieta, Ylenia Di Gennaro e Antonio Nevola (dell’indirizzo Grafico del Colasanto) e Bruno Sabrina e Capogna Benedetta (del Liceo Artisticoconcorso1). Gli alunni sono stati seguiti dai docenti Alessio De Luca e Mario Ruggiero Di Matteo.

Agli studenti e ai docenti vincitori sarà garantita la possibilità di fruizione dei corsi di preparazione on line, previa registrazione sul portale www.edocwork.it. La consegna dei voucher sarà effettuata durante un incontro con i vincitori nel corso dell’anno scolastico 2016-17.

Grande performance di Baricco all’Opera di Roma, nell’ambito delle “Mantova lectures”

 

 

 

 

baricoGrazie Baricco! Infinitamente grazie!

Il grande narratore Alessandro Baricco, affabulatore lo definirei, si è espresso in tutta la sua pienezza al Teatro dell’Opera di Roma, nell’ambito delle “Mantova Lectures”. “La mappa metropolitana di Londra. Sulla verità” è stato uno dei tre incontri con il pubblico. Nella lezione, chiamarla lezione è riduttivo, ci ha guidato in un percorso straordinario. Il viaggio, seppur breve e che si è svolto nell’arco di un’ora e mezza, ci ha condotto dal sottosuolo di Londra all’Infinito di Leopardi. Chissà perchè, forse il calore che il suo racconto emanava, mi ha ricordato le storie degli anziani intorno al focolare, quando i bambini ascoltavano una narrazione lunga e affascinante, in cui quegli uomini erano stati protagonisti o spettatori e ne erano rimasti invischiati, a tal punto da segnare le loro esperienze future. Il pubblico presente era magicamente preso per mano e condotto attraverso luoghi inesplorati o sfiorati con la mente. E il luogo della finzione per eccellenza, il teatro, diventava la propagazione della realtà vera, quella impressa nelle nostre menti con una precisione scientifica. Come la mappa della Metropolitana di Londra. La prima mappa era dettagliata, le curve disegnate in maniera maniacale, anche il Tamigi, con tutte le sue anse, costeggiava i binari, senza indicare se la metropolitana passasse anche sotto il fiume. Insomma, nessuno ci capiva niente. Ed ecco un umano, così li chiama lo scrittore in tutta la serata, un certo Harry Beck, disegnatore inglese, precario, sottolinea Baricco, che propone una mappa schematica, dove le curve sono ad angolo retto o a 45 gradi e le stesse anse del fiume sono semplificate. La distanza tra una stazione e l’altra sembrava vicina ed invece, a volte, erano lontane chilometri. Da docente mi sono sempre chiesto come semplificare gli argomenti da proporre agli studenti. Non tutte le mappe concettuali sono semplici da decifrare e ricordavo il sudore versato nello studio dei miei testi del liceo, come il Manacorda per la letteratura italiana o l’Argan per la storia dell’Arte. Ed ecco che Baricco ci porta in un sonetto di Dante “Negli occhi porta la mia donna Amore”. Anche lì, la realtà del passaggio davanti ai suoi occhi di Beatrice e la sensazione che gli procura, è incastonata in una metrica precisa, quasi avesse paura che potesse trabordare. In realtà l’Amore è già in lui, ma schiacciato, incapsulato in un sonetto. Per controllarlo meglio, forse. La percezione della realtà, della bellezza, è vera perchè la viviamo, la facciamo nostra. Ma il filosofo è lì che si pone il problema: è verità, quella che percepiamo? Kant ci viene incontro e ci rassicura. Conferma questa tesi. Noi lo ringraziamo e Beethoven ci scrive su la Quinta sinfonia. Riduce la realtà a suoni solenni e ben scanditi, e trascrive musicalmente  la percezione della verità.

Ma si può arrivare ad immaginare la verità delle cose, la cosa in sè, per dirla con Kant, attraverso una realtà limitata, come poteva essere l’infelice vita di Leopardi? E nell’Infinito il poeta scrive:nel pensier mi fingo. Così esprime quell’immergersi in una realtà sognata, ma più vicina alla realtà. Non fingere nel senso di mentire, ma di immaginare al di là della visuale ristretta e angosciante che osservava dalla sua finestra. …e naufragar m’è dolce in questo mare!

Giornata Europea delle Lingue all’I.I.S.S. Colasanto di Andria

Su iniziativa del Consiglio d’Europa, si è celebrata la Giornata europea delle lingue, come ogni anno a partire dal 2001. Il Dipartimento di Lingue dell’I.I.S.S. “G. lingue03Colasanto” ha ritenuto opportuno celebrare questa giornata con l’obiettivo di rafforzare  ed educare i nostri studenti al dialogo e al rispetto della diversità linguistico-culturale, che da sempre caratterizza l’Europa. Nel laboratorio di metodologie operative è stato allestito un buffet di specialità dolciarie tipiche dei vari paesi europei, preparate da studenti, genitori e docenti. Il ricavato delle vendite è stato devoluto in beneficienza a favore degli studenti più bisognosi del nostro istituto. Studenti e docenti hanno preso parte alla manifestazione presso l’auditorium: video, canzoni e poesie in varie lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese). È lodevole il contributo degli alunni diversamente abili e dei docenti specializzati, sia nell’allestimento del buffet sia nella preparazione di cartelloni e cartoncini sul pluringuismo, leitmotiv della Giornata europea delle lingue.