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Con la scomparsa del grande autore/attore lombardo, si ripresenta l’eterna questione della dicotomia tra commedia e tragedia.

Dobbiamo ritenere che il tragico esprima la vera essenza della vita dell’uomo? E’ stato proprio il Novecento a rielaborare, attraverso gli studi di Bergson sull’umorismo, recepito e rappresentato da Pirandello, la valenza dell’umorismo e la sua innegabile importanza nell’evidenziare i difetti umani. E’ nel cinema di Chaplin, che viene sublimata l’idea che la vita non sarebbe rappresentabile senza la componente comica.

Guardando l’opera di Dario Fo, apriamo l’orizzonte della Satira, quell’aspetto della comicità o dell’umorismo, se preferite, che mette alla berlina e sbeffeggia i potenti.

Non hanno vita facile quegli artisti che dirigono lo sguardo verso il Potere, delineando i difetti, fisici o psicologici, di quegli uomini che lo detengono. Questi vengono spogliati dalle loro vesti regali e diventano uomini comuni, oggetto di derisione. E’ la derisione che offende il Potere. Nell’indimenticabile “Mistero buffo”, probabilmente il suo capolavoro, ha rispolverato la satira medievale che, nell’epoca dominata dall’Inquisizione, non temeva di prendere in giro le gerarchie ecclesiastiche, Papa compreso. Molti pensarono che fossero testi completamente creati da Dario Fo, ma l’autore lombardo rielaborava e reinterpretava (con il suo grammelot, lingua inventata, con assonanze dell’italiano, francese o inglese, in dipendenza della nazionalità del personaggio rappresentato), attualizzandole con continui riferimenti a personalità politiche contemporanee. Ha pagato questa scelta con l’ostracismo dei teatri e della TV, che solo nel ’77, dopo inenarrabili polemiche, mando’ in onda un ciclo delle sue commedie, suscitando l’ira delle autorità vaticane. Il successo venne dall’estero, dove le sue opere sono state rappresentate ininterrottamente fino ad oggi. In Italia portava le sue commedie nelle fabbriche o nelle piazze, riscuotendo comunque notevole successo.

Inaspettato, arrivò il Nobel per la letteratura. Ed i soliti Accademici insorsero, adducendo che fosse scandaloso assegnare un premio così prestigioso, ad un giullare.La risposta è nella stessa motivazione della Reale Accademia di Svezia, dove viene spiegato che il vero artista è colui che apre squarci sugli aspetti scabrosi di una società, senza preoccuparsi che questo possa offendere i potenti.

L’ultima produzione di Fo va segnalata. La sua passione politica lo ha portato a mettere in scena, anche con Franca Rame ormai malata, spettacoli divulgativi straordinari, e finalmente trasmessi in televisione (anche se su canali poco frequentati, come RAI5), su Sant’Ambrogio, Francesco d’Assisi, su Wiligelmo e Michelangelo.

Chissà quanti sanno che era anche un pittore. Diplomato all’Accademia di Brera, importante la produzione dei bozzetti scenografici dei suoi spettacoli e di cui si serviva anche nelle ultime esibizioni.

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