Dario Fo: L’ultimo giullare

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Con la scomparsa del grande autore/attore lombardo, si ripresenta l’eterna questione della dicotomia tra commedia e tragedia.

Dobbiamo ritenere che il tragico esprima la vera essenza della vita dell’uomo? E’ stato proprio il Novecento a rielaborare, attraverso gli studi di Bergson sull’umorismo, recepito e rappresentato da Pirandello, la valenza dell’umorismo e la sua innegabile importanza nell’evidenziare i difetti umani. E’ nel cinema di Chaplin, che viene sublimata l’idea che la vita non sarebbe rappresentabile senza la componente comica.

Guardando l’opera di Dario Fo, apriamo l’orizzonte della Satira, quell’aspetto della comicità o dell’umorismo, se preferite, che mette alla berlina e sbeffeggia i potenti.

Non hanno vita facile quegli artisti che dirigono lo sguardo verso il Potere, delineando i difetti, fisici o psicologici, di quegli uomini che lo detengono. Questi vengono spogliati dalle loro vesti regali e diventano uomini comuni, oggetto di derisione. E’ la derisione che offende il Potere. Nell’indimenticabile “Mistero buffo”, probabilmente il suo capolavoro, ha rispolverato la satira medievale che, nell’epoca dominata dall’Inquisizione, non temeva di prendere in giro le gerarchie ecclesiastiche, Papa compreso. Molti pensarono che fossero testi completamente creati da Dario Fo, ma l’autore lombardo rielaborava e reinterpretava (con il suo grammelot, lingua inventata, con assonanze dell’italiano, francese o inglese, in dipendenza della nazionalità del personaggio rappresentato), attualizzandole con continui riferimenti a personalità politiche contemporanee. Ha pagato questa scelta con l’ostracismo dei teatri e della TV, che solo nel ’77, dopo inenarrabili polemiche, mando’ in onda un ciclo delle sue commedie, suscitando l’ira delle autorità vaticane. Il successo venne dall’estero, dove le sue opere sono state rappresentate ininterrottamente fino ad oggi. In Italia portava le sue commedie nelle fabbriche o nelle piazze, riscuotendo comunque notevole successo.

Inaspettato, arrivò il Nobel per la letteratura. Ed i soliti Accademici insorsero, adducendo che fosse scandaloso assegnare un premio così prestigioso, ad un giullare.La risposta è nella stessa motivazione della Reale Accademia di Svezia, dove viene spiegato che il vero artista è colui che apre squarci sugli aspetti scabrosi di una società, senza preoccuparsi che questo possa offendere i potenti.

L’ultima produzione di Fo va segnalata. La sua passione politica lo ha portato a mettere in scena, anche con Franca Rame ormai malata, spettacoli divulgativi straordinari, e finalmente trasmessi in televisione (anche se su canali poco frequentati, come RAI5), su Sant’Ambrogio, Francesco d’Assisi, su Wiligelmo e Michelangelo.

Chissà quanti sanno che era anche un pittore. Diplomato all’Accademia di Brera, importante la produzione dei bozzetti scenografici dei suoi spettacoli e di cui si serviva anche nelle ultime esibizioni.

Intervista alla prof.ssa Giovanna Bruno, consigliere del Comune di Andria

Oggi incogiovanna-brunontriamo la prof.ssa  Giovanna Bruno, consigliere del  gruppo C.O.R.  del Comune di Andria e Presidente della IV Commissione Consiliare Permanente, che si occupa dei provvedimenti che riguardano la Cultura,  l’Istruzione, l’Ambiente, la Sanità.  Nella sua esperienza politica si è occupata, con la Commissione che presiede, delle questioni relative alle disabilità (contributi alle Cooperative sociali, trasporto dei disabili ecc.), garantendo quei servizi, definiti dalla normativa vigente, essenziali per le Istituzioni scolastiche (asili nido, scuole materne, scuola dell’infanzia e primaria, di I e II grado) e  senza dei quali non sarebbe possibile la fruizione degli stessi da parte dei cittadini.

Quali provvedimenti avete preso per garantire anche quest’anno alla cittadinanza i servizi essenziali?

L’Amministrazione andriese, in questi anni, si è distinta nell’offrire  ai cittadini, quei servizi che riteniamo fondamentali per l’esercizio delle funzioni normali, che le Istituzioni, scolastiche o sanitarie, devono svolgere, per quanto di competenza comunale. In qualità di consigliere di maggioranza, mi sento di affermare che le difficoltà economiche e gestionali della città hanno rallentato, ma non messo in discussione, il nostro intervento in tal senso, che è stato da noi considerato prioritario, rispetto a qualsiasi altro intervento amministrativo.

Le cooperative sociali presenti sul territorio, nonostante qualche problema, vengono supportate nell’intervento in favore delle famiglie disagiate andriesi o dei disabili.

Molti i centri socio-sanitari che operano nel settore e che vantano esperienza e competenza in merito alle problematiche evidenziate e che possono contare sulla presenza costante dell’Amministrazione. Efficiente ed efficace l’interesse e il supporto comunale in diversi settori. Ricordiamo la massiccia fornitura di educatori che garantiscono un valido aiuto ai docenti di sostegno nella Scuola pubblica, il trasporto disabili, i buoni-pasto per le scuole con orario prolungato, buoni-libro. Molte le associazioni riconosciute che operano sul territorio che possono contare su forme di collaborazione con l’Amministrazione comunale, favorendo in tal modo l’integrazione e l’inclusione dei disabili nella società civile.

Passando alla tua esperienza di docente, ritieni che il problema dell’inclusione dei disabili sia affrontato in maniera adeguata?

Io nasco come docente di sostegno (come tutti i docenti di Diritto!) e questa esperienza mi ha arricchita, per i rapporti che ho creato con le persone disabili. Posso dire che, negli ultimi 10 anni, sono stati fatti passi da gigante nel recupero ed inclusione dei diversabili, tanto da arrivare alla consapevolezza che la diversabilità è una risorsa e non un limite per le classi che, all’interno delle Scuole, accolgono queste persone. Siamo partiti lentamente e con molti pregiudizi, accorgendoci  di percorrere una strada ricca di insidie, ma certi di voler progettare un futuro dignitoso per loro. Abbiamo sempre cercato di coinvolgere tutte le componenti scolastiche, perchè non è facile affrontare, insieme alle famiglie, i problemi che quotidianamente si presentano, per alleviare le sofferenze che comunque i disabili sopportano.

Intervista di Maurizio De Giglio

UNA TESTIMONIANZA DALLA MISSIONE COMBONIANA DI PADRE PAOLILLO IN BRASILE

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Attività svolta dai ragazzi della Missione comboniana

 

 

Ospitiamo con grande riconoscenza questa riflessione di Padre Paolillo, che, con il suo impegno quotidiano, non privo di pericoli, nobilita la sua missione sacerdotale.

 

Con lo Spirito di Gesù… Una comunità che sa sognare

Una riflessione a partire dal Libro degli Atti degli Apostoli

 

“Il diritto di sognare il mondo che vorremmo non figura tra i trenta diritti umani che le Nazioni Unite hanno proclamato alla fine del 1948. Ma se non fosse per il diritto di sognare, e per l’acqua che esso dà da bere, la maggior parte dei diritti morirebbe di sete… La stragrande maggioranza dell’umanita’ non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare?.

Le parole di Eduardo Galeano, scrittore uruguaiano, costituiscono una provocazione attuale. Sognare è un diritto concesso a quelli che possono permetterselo. Ai poveri resta il confronto con la dura realtà dell´esclusione. Il diritto a sognare è negato anche nell´età in cui si dovrebbe cominciare a construire il futuro. Milioni di bambini e  adolescenti impoveriti vivono alla giornata, senza sogni, perchè la vita ha un´unica certezza: il momento presente. Non sono sicuri di sopravvivere alla miseria, alla violenza e alla guerra che falciano prematuramente la vita di molti loro coetanei.

Ma, se i più poveri sono impediti di sognare, gli altri sono indotti a rincorrere i sogni imposti dal sistema. La società di mercato in cui siamo immersi fino al collo e che mercantilizza tutto, impone, grazie a un potente bombardamento pubblicitario, sogni fittizi che alienano dalla realtà e scaraventano in un  mondo di fantasia dove cada sognatore, prigioniero in un castello narcisistico, si impone come meta principale della vita la realizzazione del suo proprio sogno, a scapito dei sogni collettivi. Sognare insieme un mondo diverso da quello proposto dal paradigma dominante del mercado è considerato un delirio. Oggi l´utopia di una società più giusta è vista come un’ allucinazione di  sinistroidi nostalgici della vecchia nomenklatura socialista. È di moda la religione del dio mercato che vende la garanzia di raggiungere la felicità attraverso la realizzazione del sogno che salta fuori dalla televisione e che è alla portata di mano di chi hai soldi nelle tasche. La religione del mercato costruisce grandi centri commerciali dove avviene il culto dei consumi. Beati coloro che hanno potere aquisitivo perchè di essi è il regno degli acquisti.

Il regno degli acquisti è come il consumatore vorace, que malato di consumo compulsivo, va alla ricerca del prodotto di moda. Una volta trovato, lo acquista immediatamente senza badare a spese. Il possesso di quel bene costituisce la fonte della sua felicità.

Tutte le energie sono bruciate nella soddisfazione dei falsi bisogni creati dalla propaganda. Al bando  i sogni comunitari. Le utopie che mobilizzano la collettività e mirano al bene comune non hanno più diritto di cittadinanza. Per soddisfare il mercato bisogna incrementare la produzione dilapidando i beni e i servizi messi a disposizione dalla Madre Terra. La frenesia dei consumi ci costa caro. La realizzazione del delirio consumistico diventa un incubo per il pianeta terra e per la stragrande maggioranza della gente che vive ai limiti della sopravvivenza.

È ora di riappropriarci del sogno che c´è in ciascuno di noi. L´uomo e la donna alla ricerca dell´ identità umana doc sentono un profondo desiderio di un mondo di pace, dove tutti possano convivere fraternamente. Questo sogno dorme  in ciascuno di noi. Gesù è venuto a svegliarlo. Tutta la sua vita fu spesa per la realizzazione di questo sogno. Non fu facile. I seguaci della cultura della morte lo inchiodarono sulla croce. Ma Dio lo risuscitò, dando conferma al sogno del Figlio. La Resurrezione di Gesù garantisce la vittoria del sogno della vita in pienezza sull´incubo della morte.

Il sogno di Gesù non termina con il suo ritorno al Padre. È condiviso e  portato avanti dalle prime comunità cristiane, la cui storia è raccontata dall´evangelista Luca negli Ati degli Apostoli.

Secondo il racconto di Luca (At 2,1), per realizzare il sogno di Gesù bisogna fare il cammino inverso da quello dei discepoli di Emaus che, davanti alla tragica fine di Gesù, in preda alla delusione, decidono di rientrare alle loro case. È necessario ritornare a Gerusalemme dove Gesù era stato condannato a morte. Il punto di partenza è la contemplazione del Crocifisso. È l´amore kenotico (Fil 2,5-11) la rivelazione dell´essenza di Dio e dell´ identità umana.  Nel volto di Dio che ama al punto di dare la vita per noi, la comunità dei discepoli di Gesù scopre che l´essenza umana non consiste nel consumare per sé, ma nel consumarsi per gli altri. Cose da pazzi per il mondo d´oggi imprigionato nell´individualismo e nell´egocentrismo. Eppure è lo svuotamento  da se stessi per fare spazio all´accoglienza amorevole degli altri che avviene la scoperta di ciò che è autenticamente umano. Il Crocifisso ci rivela il mistero di un Dio che ama e si dona e che, paradossalmente più ama e più genera Vita. Questo è il progetto di vita a cui siamo chiamati per realizzare il sogno di un mondo più umano.

È evidente che da sole le comunità cristiane non ce la fanno. È per questo che Gesù invia lo Spirito Santo (At 2,2-13).  Non è una “sostanza stupefacente” che fa andare fuori di testa e provoca uno stato di “ebrezza spirituale” che dura finchè fa effetto. Lo Spirito non è una forte emozione passeggera o una sensazione di pace interiore. È l´Amore che transborda dalla relazione tra il Padre e il Figlio. A Pentecoste, la comunità cristiana è investita d´Amore trinitario per inondare il mondo con questo stesso Amore.

Lo Spirito scende quando le persone sono riunite in comunitá. L´Amore non va d´accordo con la solitarietá, ma con la solidarietà. Viene, cresce e si diffonde laddove ci sono persone che si vogliono bene.

Lo Spirito è come un vento che soffia dove vuole. L´Amore, di fatto, non si lascia imprigionare nei nostri gretti schemi mentali e nella voglia matta di possedere a qualunque costo. È libero e, per esserci, ha bisogno di libertà.

Lo Spirito è un vento impetuoso. L´Amore ci scuote, ci fa scrollare di dosso le scorze dure che ci inscatolano nel nostro egoismo, ci fa perdere l´equilibrio dei nostri calcoli, ci disinstalla dalle nostre comode certezze e ci sospinge verso nuovi orizzonti.

Lo Spirito scende come fuoco. L´Amore vince l´apatia, riaccende la speranza fumigante, fa ardere il cuore, lo riscalda e lo appassiona alle cause autenticamente umane.

Lo Spirito scende su tutti.  L´Amore non è prerogativa di alcuni prediletti, ma un dono che è fatto a tutti. Non è un compenso elargito secondo i meriti di ciascuno, ma un dono gratuito. Non è un omaggio generico, ma un regalo personalizzato. Ciascuno lo riceve secondo il suo bisogno.

Lo Spirito si manifesta in lingue di fuoco. L´Amore supera la confusione di Babele. I popoli che non si capivano più passano a comprendersi. Dalla Pentecoste sorge una nuova umanità che parla un linguaggio universale, quello dell´amore comprensibile a tutti nella propria lingua materna. L´amore non si dice a parole. Si fa con fatti comprensibili a tutti. La vita spirituale non è una fuga dalla realtà per non esserne contaminati, ma è la maniera di essere nel mondo da persone che amano come Dio ama. Dove c´è amore c´è Dio. Non c´è più bisogno di templi. L´amante diventa la tenda in cui Dio fissa la sua dimora.

Lo Spirito spinge la comunità ad uscire. L´Amore ci pone sempre in uscita verso gli altri. È un´esperienza esodale che ci fa uscire dalla schiavitù dell´egolatria e ci rende liberi.

Lo Spirito coinvolge popoli diversi, ma  ciascuno mantiene la propria identità culturale. L´Amore non conosce barriere. È universale. Ma non standardizza. Rispetta le differenze e le valorizza.  È allergico  alle posizioni dommatiche e fondamentaliste. Preferisce il dialogo come fonte di arricchimento reciproco. La nuova comunità vive con le porte aperte per accogliere tutti senza preoccupazioni di indottrinamento. La sua pluralità è un´alternativa al mondo globocolonizzato.

Infine, lo Spirito rompe il silenzio e concede il dono della profezia (At 2,14-21). A partire dalla Pentecoste, i discepoli non sono più gli stessi. Pietro è un esempio. La paura di fare la stessa fine di Gesù lo portò a rinnegare il Maestro per tre volte. Ma ora, avvolto nell´amore misericordioso del Padre,  esce allo scoperto e, per strada, animato da grande coraggio, annuncia in piedi e con voce forte che è appena nata la comunità che ha il compito di portare avanti il sogno di Dio rivelato dai profeti e inaugurato da Gesù di Nazaret. L´Amore è la profezia di cui il mondo ha bisogno per uscire dall´incubo della morte. O impariamo ad amare o saremo destinati a scomparire. Diamoci al lusso di sognare che il mondo nuovo è possibile. Non illudiamoci. La sua realizzazione non verrà mai dai potenti, ma dal protagonismo dei piccoli, dei semplici e dei poveri. Saranno gli insignificanti a annunciarci la realtà capace di dar significato alla nostra vita: l´Amore. Non abbiamo paura. Insieme possiamo. Come dice un famoso proverbio:  “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtá”.

Vi preghiamo di continuare a sognare con noi. Gli ultimi mesi non sono stati facili dal punto di vista politico, economico e sociale. Il Brasile vive un momento difficile. Ancora più drammatica è la situazione del comune di Santa Rita dove abitiamo. Le scuole sono chiuse da mesi. Gli ambulatori funzionano precariamente. Mancano medici e medicine. Per le strade si accumulano montagne di spazzatura. Tutti i servizi sono fermi. Gli impiegati non ricevono lo stipendio da mesi. Ancora una volta la colpa è della corruzione. I soldi pubblici arricchiscono politici senza scrupolo. A farne le spese sono sempre i più deboli.

I nostri progetti costituiscono l´unica alternativa alla seduzione della criminalità che cresce spaventosamente e semina violenza  e morte da tutte le parti. Due gruppi rivali si contendono i territori per controllare lo spaccio di droga. Siamo impegnati sul fronte della vita e della dignità umana, con la stessa testardaggine di sempre per impedire che i nostri ragazzi cadano nelle loro grinfie.

Attualmente stiamo realizzando le seguenti attività: il Centro di Diritti Umani Mons. Oscar Romero che offre assistenza giuridica e sociale gratuita a famiglie di basso reddito.

La Cooperativa di raccoglitori di materiali riciclabili (catadores) che contribuisce con la valorizzazione economica e sociale dei lavoratori e lavoratrici che passano tutto il giorno per strada separando tra i rifiuti tutto ciò che può essere riclicato. É importante risaltare che qui ancora non funciona la raccolta differenziata come avviene in  molti comuni in Italia. Per cui questa gente, per vivere, deve mettere le mani nella spazzatura.

Il Progetto Legal che accoglie ogni giorno, in media, 140 bambini e adolescenti offrendo alimentazione, formazione umana, doposcuola, attività artistiche, culturali e sportive.

Personalmente, coordino a livello diocesano la Pastorale Carceraria che ha il compito di assistere spiritualmente, grazie a una quarantina di volontari, 10 carceri con oltre 8 mila detenuti e la Pastorale dei Minori che visita settimanalmente 450 adolescenti rinchiusi in 5 carceri minorili.

Infine, continuo a seguire le attività della RETE AICA nel comune di Serra nello Spirito Santo che attualmente assiste circa 2000 bambini e adolescenti.

Come potete vedere, non mi annoio. Non vi nascondo una certa stanchezza, anche perchè ci sono tante sfide, tra cui molte persecuzioni. Ma sono contento di essere stato chiamato da Dio a questo servizio che tanto mi arricchisce e, soprattuto mi mette in costante contatto con la misericordia di Dio.

Dedico questo scritto a tutti voi, ma soprattutto al grande amico Luca Fossati che, esattamente quindici anni fa, perse la vita prematuramente in un tragico incidente aereo. Luca è stato una grande sorpresa di Dio, letteralmente piovuta dal Cielo. Ci siamo conosciuti perchè Dio ha voluto così. Era dotato di un cuore generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, soprattutto dei bambini. Tutte le volte che veniva in Brasile per seguire le sue attività, mi visitava nella periferia di San Paolo, dove abitavo in quegli anni. Con una grande semplicità entrava nella favela e visitava le famiglie. Prendeva in braccio i bambini e si commuoveva di fronte alla loro miseria. Aveva voglia di fare tanto. Ha fatto tanto bene e continua a farlo in tutto il mondo attraverso la Fondazione Danilo e Luca Fossati. Saluto con affetto la famglia Fossati, la moglie e i figli di Luca, i fratelli Daniela, Marco, Giuseppe e tutti gli altri… . Ci sono avvenimenti nella nostra vita che non hanno risposte umane, soprattutto quando ci troviamo di fronte all´esperienza del dolore e della morte. Ci resta soltanto l´abbarccio paterno di Dio per sostenerci nei momenti difficili. È evidente che avremmo voluto tenerlo con noi, fisicamente presente, per molti anni. Ma continua ad essere tra noi intercedendo per noi e trasmettendoci la sua passione per i più piccoli. Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate per noi. Vi offro questo testo di sant´Agostino perchè vi sia di consolazione. “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.

 

Dio dica bene di tutti noi

Saverio Paolillo

 

“SONS OF GOD”- RIVISITAZIONE DEL “CORIOLANO” DI SHAKESPEARE AL “CASTEL DEI MONDI ” DI ANDRIA

 

 

Nello chapiteau di P.zza Catuma ad Andria, il “Coriolano” di Shakespeare in una versione rivisitata e messa in scena dal CHARIOTEER THEATRE di Edimburgo. Laura Pausetti, che ha curato la regia, sulla riscrittura del testo di Jen Mc Gregor, sceglie Coriolano per celebrare il 400° anniversario della morte del drammaturgo inglese:

«Volevo che questo testo, spesso sottovalutato, potesse emergere in tutta la sua attualità e che i canali di comunicazione di oggi entrassero nella storia» ha detto la regista. “Sons of God” è una rifessione sulla società e i suoi valori: nell’epoca dei social network e degli smartphones, essere costantemente connessi è l’unico modo per affermare la propria esistenza. Nella “democrazia” di internet ciascuno può esprimersi, commentare e giudicare. Come già accade nei talent show, è il pubblico che regna sovrano e ha il potere di decidere la sorte dei concorrenti. Oggi il potere infatti non si misura più con la supremazia militare, con il possesso di terre o con il dominio su un popolo. Oggi il potere viene dai media. La nostra stessa identità viene messa in discussione dal potere del web e dei social. Se il popolo di Roma fosse il popolo di Facebook? Se il potere oggi fosse dato dalla quantità di LIKE che si hanno sul proprio proflo? Eccoci nel 2040 dove il canale tv Tribuneonline trasmette in continuazione notizie e aggiornamenti riguardanti il programma più seguito di tutti i tempi: le sfide.

Il nostro pubblico non è abituato a questo teatro che acquisisce nella rappresentazione altre forme espressive, come la televisione o i mezzi multimediali. Si è ancorati al teatro recitato, non reinterpretato. Con il narratore/rapper Davide Borri, che sottolinea i passaggi cruciali, si reiventa quella soluzione tipicamente teatrale dell'”a parte”, dove il protagonista o la figura del narratore che spiegava il pensiero dell’autore,  si staccava dalla scena per parlare al pubblico.

Anche il teatro deve restare al passo dei tempi e deve adeguarsi alle nuove tendenze artistiche, superando gli steccati accademici e spesso stantii.

Siamo per la sperimentazione, non per la stanca ripetizione drammaturgica dei testi teatrali.

Un sincero ringraziamento agli organizzatori del Festival, i quali attraverso tormentati percorsi (quest’anno il Festival ha rischiato di saltare per i soliti problemi economici), sono riusciti a mettere su un cartellone di prim’ordine.

MOLLARE GLI ORMEGGI: SI PARTE!

sfondosito

 

Il Notturlabio è stato uno strumento di navigazione marittima, inventato nel ‘500,  per rendere più sicura la determinazione della latitudine e longitudine durante la notte, attraverso la conoscenza, più precisa possibile, dell’ora, così permettendo il calcolo e il controllo costante della  rotta. Sono lontani i tempi in cui affrontare un viaggio per mare significava trovarsi di fronte a rischi e angosce, oggi inimmaginabili. Siamo

in grado, ormai, di mandare anche uomini su Marte. Eppure le angosce, gli incubi, che affrontiamo giorno per giorno non sono  scomparsi con l’evolversi della tecnologia. Le tempeste interiori dell’uomo moderno sono addirittura più profonde e inafferrabili, che in quell’epoca. Di fronte a quello che Freud chiamava il disagio della civiltà, possiamo solo interrogarci e tentare di capire gli avvenimenti, sforzandoci di fronteggiare il malessere che ci opprime. Un viaggio lungo, difficile, che può essere percorso anche sulle onde telematiche.