PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO “FILTRI D’AMORE” AL SALOTTO LETTERARIO “DE GENNARO” DI BITONTO

Presdegennarobitonto2Al Salotto Letterario “De Gennaro” presso la Libreria del Teatro di Bitonto, ha condotto la presentazione il Prof. Mario Sicolo.

Ha letto alcuni brani l’attore Emanuele Licinio.

Al violoncello, per il sottofondo musicale, Maddalena Licinio.

E’ stato emozionante ascoltare l’erudita presentazione del Prof. Sicolo nella città, dove ho trascorso alcuni momenti importanti della mia infanzia. Non voglio essere sentimentale, ma è proprio così.

Non avevo più riletto i miei racconti da un bel pò e riascoltarli interpretati egregiamente dall’attore Emanuele Licinio, mi hanno dato una strana sensazione: mi sembrava di ascoltarli per la prima volta.

Ringrazio i presenti e naturalmente Mario Sicolo, che, bontà sua,  ha anche ricordato i nostri siparietti nella sala docenti del Colasanto di Andria, inusuali nell’atmosfera un pò dolente e seriosa di un Istituto scolastico.

A presto!

 

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO “FILTRI D’AMORE” DI MAURIZIO DE GIGLIO AL SALOTTO LETTERARIO “DE GENNARO” di Bitonto, presso Libreria del Teatro

Libro1Il susseguirsi delle vicende, narrate nella raccolta “Filtri d’amore”, portano il lettore ad immedesimarsi nelle passioni e nei sentimenti dei personaggi, riflettendo sui conflitti interiori che li tormentano e dando una visione nitida sulle problematiche personali e sociali, che li agitano.

L’ineluttabilità degli eventi e la liquefazione dei valori morali e religiosi lasciano gli individui coinvolti, drammaticamente soli, ad affrontare i drammi interiori generati da una realtà in continuo   divenire,  che non permette di risolverne i problemi. Il dolore profondo e inafferrabile, che ne  scaturisce,   non trova risposte adeguate e spinge  i protagonisti in una desolazione interiore devastante.

L’autore descrive nitidamente, il disagio di vivere in una società che tratta i sentimenti umani alla stregua di prodotti di consumo e non rispetta i suoi ritmi di assorbimento nell’animo delle persone e, inevitabilmente, vengono sostituiti da surrogati, che non rispondono alle nuove esigenze dell’uomo moderno.

http://www.dabitonto.com/cultura-e-spettacolo.htm

“Quale citta’ nel nuovo millennio” nella rubrica sulla disabilità

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Nuovo millennio

 

 

 

 

Quale città progettare per il nuovo millennio?
Saranno le persone con disabilità a salvare il mondo?
 

Maurizio De Giglio 

“Dal punto di vista matematico, se un ubriaco vive in una città bidimensionale e cerca di tornare a casa girando a caso a ogni incrocio, prima o poi ci arriva sicuramente. In una città tridimensionale, invece, la complicazione di dover anche salire o scendere a caso da un piano all’altro fa si che la probabilità di arrivare non solo all’entrata del proprio condominio, ma anche alla porta di casa, scende al 30%. Se dunque volete andare negli Stati Uniti a ubriacarvi, scegliete come meta la piatta Los Angeles ma non New York, a causa della sua sobria geometria tridimensionale.”

Così concludeva Odifreddi, un interessante articolo sulla città razionale. La città ideale, così come concepita da Leonardo Battista Alberti, non prevedeva spazi ai meno fortunati. Era una città per le classi elevate, svuotata dalla povertà e ricca di bellezze artistiche.

Paradossalmente è la mobilità di merci e persone e non la vivibilità, a preoccupare gli architetti contemporanei, spinti da parcelle milionarie e interessi economici stratosferici.

La linea ferroviaria ad alta velocità della California, il Nuovo Canale di Panama, il corridoio economico Cina-Pakistan e la metropolitana di Riyadh: sono questi, per grandiosità, complessità tecnica e impatto economico generato, i quattro mega-progetti attualmente in corso nel mondo. Insomma, spostamento veloce di uomini e mezzi è la molla principale del capitalismo. Tutto, pensato in funzione di una società che non invecchierà o che non si ammalerà mai.

Progettare una città autonoma e perfettamente collegata a tutto, vale a dire al nulla, è tornare a pensare utopisticamente alla città ideale. Ma l’intento è creare una società non statica, continuamente in movimento e proprio per questo infelice. In linea teorica, oggi, potremmo viaggiare stando tranquillamente in poltrona, nel salotto di casa. Invece stiamo costruendo un mondo dove si potrà percorrere migliaia di chilometri, in men che non si dica.

Paesaggi stravolti, condizioni climatiche cambiate per sempre, uomini e donne sradicati dal loro habitat, in nome di un progresso che non si pone più il problema del benessere sociale, ma, al più, quello individuale. I segnali sempre più evidenti di maggiore solitudine dell’essere umano ed incapacità di affrontare gli enormi problemi che la nuova società post-industruale pone, non sembra spingerci a soluzioni a misura d’uomo, ma a rincorrere uno sviluppo insostenibile.

Quello che mi sembra assurdo, è proprio questa l’epoca in cui si sta cercando di superare il problema di grandi spostamenti di masse lavoratrici, come era avvenuto in Europa, a partire dagli anni ’50. Hanno chiuso i mega-complessi industriali, lasciando per strada migliaia di famiglie e si ritorna a pensare di far viaggiare milioni di persone e farle rientrare alla base, magari nella stessa giornata.

Città che rischiamo di svuotare, lasciandola ai vecchi e ai disabili, i quali non potranno spostarsi, visto lo stato attuale dei centri abitati.

Chissà, saranno le persone con disabilità a salvare il mondo?

RUBRICA SULLA DISABILITA’

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 L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità

Le positive conquiste hanno migliorato la scuola e la società civile e tale processo, a volte con forti spinte in avanti e a volte con qualche passo all’indietro, ha dato a questi trent’anni senso e motivazione al lavoro di tanti operatori scolastici

   Maurizio De Giglio

Nel 1977 veniva promulgata la legge n. 517, vale a dire la formalizzazione di una delle conquiste  più importanti della scuola italiana: l’integrazione nelle normali classi degli alunni con disabilità. Una conquista che ha dato alle famiglie, agli alunni e alla stessa scuola contenuti, opportunità e approcci nuovi, che hanno cambiato modi di insegnare, di educare e, soprattutto, una nuova prospettiva culturale nei confronti delle persone con disabilità. Le positive conquiste hanno migliorato la scuola e la società civile e tale processo, a volte con forti spinte in avanti e a volte con qualche passo all’indietro, ha dato a questi trent’anni senso e motivazione al lavoro di tanti operatori scolastici.

Ancora oggi incontro persone, della più svariata caratura intellettuale, che non capiscono il continuo cambiamento che questa problematica comporta. Ad esempio, nel giro di pochi anni, siamo passati attraverso una trasformazione, anche terminologica, della parola handicap.

Handicap metteva in evidenza la menomazione che una persona subiva negli atti di vita quotidiana, tralasciando le qualità e le residue abilità, a volte notevoli, della persona medesima.

Ecco che si è pensato di andare oltre e di porre l’accento sulle possibilità di crescita e capacità di queste persone. Il bisogno di integrarle e di non emarginarle ha portato gli organismi internazionali (l’O.M.S.-Organizzazione Mondiale della Sanità) a modificare i termini con cui venivano individuate. Per questi motivi con la parola disabile si è posto in risalto le diverse abilità, che queste menomazioni sviluppavano sulle persone.

A molti potrà sembrare  un discorso ripetitivo, già sentito e per questo vacuo, ma l’ottusa mentalità imperante, mi spinge a ricordare l’evoluzione della stessa percezione delle persone affette da menomazioni. L’evoluzione linguistica deve inevitabilmente seguire, a volte anticipare e correggere, un sbagliato pregiudizio. Mi sono recentemente scontrato con persone che non capivano perché bisognasse indicarle come persone con disabilità.

Una spiegazione andava data a chi continua a pensare che la sostanza non cambia. Vale a dire, sempre menomati sono! Senza ricordare gli scienziati Hawkins o Frisone, allarghiamo gli orizzonti mentali e pensiamo a cosa possono donarci queste personalità.

Tornando al mio pane quotidiano, qual è la funzione primaria della scuola nei confronti degli alunni con disabilità?

La l. 104/92 ci dice che “l’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione” (art. 12, c. 3).

La scuola, quindi, per suo mandato istituzionale, è tenuta a offrire all’alunno disabile un’opportunità forte per contribuire alla costruzione del suo benessere e garantire non solo l’istruzione, ma anche la “piena formazione della personalità degli alunni” (art. 4,l. 517/97) attraverso relazioni umane e sociali, che aiutino a sviluppare la personalità complessiva della persona. E come accennavo prima, ad arricchire il mondo dei cd normodotati e ad insegnare la tolleranza.

Conseguentemente, occorre ricordare che anche gli alunni con gravi difficoltà di apprendimento e di adattamento, hanno diritto a vedere sviluppate dall’istituzione scolastica le proprie potenzialità conoscitive, operative e relazionali, naturalmente secondo personali ritmi di crescita e attraverso la strutturazione di finalizzati interventi di socializzazione e di apprendimento.

Ne deriva che, per affrontare questa vasta problematica, ha l’importante ruolo di indirizzo e guida, per arricchire il mondo dei cd normodotati e contribuire alla costruzione di una società tollerante.